Indianerfilme: I film western della Germania Est


Dì la parola “Western” a chiunque e ne verrà immediatamente creata un’immagine nella testa. Dalle vaste pianure allo Stetson a tesa larga, l’immagine dell’Occidente è radicata nell’opinione pubblica. Questa immagine è così culturalmente unanime che di fatto ha sostituito la realtà della storia.

Questo ricordo, piuttosto che essere guidato da un’adesione ai fatti della storia, è in realtà più simile al folklore delle civiltà antiche. Gli ideali del presente informano la presentazione del passato, e mentre i greci lanciavano la poetica orale degli dei per rafforzare la fortezza morale, l’Occidente americano soppianta gli ideali sociali del presente su una storia ricordata male.

Poiché questo è un mito americano, la “vera causa” è quella specifica marca di eccezionalità che si trova dall’altra parte dello stagno, lo spaccio audace, sfacciato e propagandistico dell’ideale americano. Questa è una rappresentazione errata della storia del vecchio west e della Frontiera. Ogni realismo storico riguardante la sottomissione dei nativi si perde nella foschia del falso ricordo. Cosa succede poi quando emerge un western che capovolge il genere e cosa poi quel film ci racconta sulla società da cui è emerso. Se l’Occidente formula una storia informata dalla società contemporanea che la produce, cosa cambia quando quella società si pone esattamente contro l’ideale americano?

Dal 1965 al 1976 il monopolio cinematografico della Germania Est DEFA ha prodotto oltre una dozzina di western, intitolati Indianerfilme, molti dei quali hanno battuto il record di incassi della DDR con oltre 3 milioni di biglietti venduti. Erano immensamente popolari tra il pubblico della Germania dell’Est, soddisfacendo il bisogno di intrattenimento popolare e permettendo alla popolazione sul lato sovietico della cortina di ferro di interagire con quella fantasia di evasione più tedesca, quella del Vecchio West. Tuttavia, dove gli Indinaerfilme differiscono dal western tradizionale, è il loro obiettivo.

Come suggerisce il nome, questi Indianerfilme erano orientati verso la prospettiva dei nativi americani, per i tedeschi orientali, che si identificavano con gli indiani, la lotta contro i cow-boy era un modo chiaro per raffigurare la lotta contro il sistema capitalista. Nei film le diverse tribù contrastavano l’avanzamento a Ovest della frontiera degli Usa. Loro, un secolo dopo, combattevano contro l’avanzamento a Est.

L’Indianerfilme si è quasi sempre preoccupato della sottomissione dei nativi americani e di un’atrocità commessa dall’uomo bianco sui nativi, ha avuto il coraggio e il merito di muovere una critica schietta al capitalismo e al razzismo che hanno alimentato l’espansione verso ovest degli Stati Uniti e pompata grazie la visione pioneristica e fideistica del “progresso prima di tutto” alla John Ford e alla John Wayne.

In quasi tutti i film indiani la vita tribale idealisticamente rappresentata è disturbata da cowboy traditori, come in Apachen o da membri della cavalleria americana, come nel caso di Blutsbruder . Questi film si distinguono per lo spettatore per la chiarezza con cui l’attenzione è stata spostata, trasformando un pezzo di genere standard in qualcosa di più distintivo. Se tenuto in confronto allo standard americano occidentale; l’iconografia è presentata in modo simile, la musica è quasi una parodia diretta e ci sono chiari lati positivi e negativi, è solo che invece di tifare per il cowboy, tifiamo per il suo nemico. La figura simbolica dell’eccezionalismo americano è ora il nostro cattivo.

Il loro contenuto è un modo per il pubblico e i registi di affrontare il loro passato, poiché il manicheismo della trama affronta l’imperialismo. Gokjo Mitic era un vero idolo a cui i tedeschi dell’est potevano guardare. Era una forte figura socialista che ha abbattuto quel martello sugli oppressori. Gli Indianerfilme erano popolari perché erano decisamente orientali, consentendo ai cittadini della RDT di impegnarsi in fantasie del Vecchio West. Avevano le loro storie e i loro idoli, con paesaggi che erano riusciti a riconoscere e in cui potevano fuggire e non dovevano più fare affidamento su libri e film della Germania occidentale. Sono diventati così popolari e così radicati nella coscienza pubblica perché hanno fornito ciò che il popolo della Germania dell’Est desiderava tanto, un’identità condivisa.

1966 Die Söhne der großen Bärin(t.l. Il figli della Grande Mamma Orsa) di Josef Machcon Gojko Mitic (Tokei-ihto), Jiri Vrstala, Rolf Römer, Hans Hardt-Hardtloff, Gerhard Rachold
Tratto da una serie di romanzi della scrittrice Liselotte Welskopf-Henrich. Tokei-Ihto, capo tribù ribelle e allergico ai trattati di pace con i bianchi capitalisti, corruttori e traditori, evade dal forte dove era stato imprigionato. Condurrà la sua tribù verso il Sol dell’Avvenire, cioè oltre il fiume Missouri. Non prima di aver regolato i conti con il losco trafficante Red Fox e aver affrontato delle tribù nemiche.

1967 Chingachgook, die grosse Schlange (t.l. Chingachgook, il grande serpente) di Richard Groschoppcon Gojko Mitic (Chingachgock), Rolf Römer, Lilo Grahn, Helmut Schreiber, Jürgen Frohriep
Ispirato a “Il cacciatore di cervi” di Fenimore Cooper. Chingachgook, il famoso ultimo dei Moicani, salva sua moglie tenuta prigioniera dagli Uroni. Prima di raggiungere il suo scopo dovrà affrontare pionieri razzisti e vedersela con le trame imperialiste di francesi e  inglesi. La presenza come direttore della fotografia dell’operatore di “Olympia” della Riefenstahl, garantisce gran attenzione ai fisici olimpionici degli “indiani”. Uno dei più scopertamente ideologici della serie, ma nella sua insistita filosofia umanista pare sia una delle trasposizioni più fedeli dello spirito di Fenimore Cooper.

1968 Spur des Falken(t.l. Il sentiero di Falco) di Gottfried Kolditzcon Gojko Mitic (Falke), Hannjo Hasse, Barbara Brylska, Lali Meszchi, Rolf Hoppe
Ispirato alle celebri e drammatiche vicende storiche iniziate nel 1875. I cercatori d’oro avidi e capitalisti già meditavano prima di far fuori gli indiani Dakota, figuriamoci quando scoprono che sulle Colline Nere c’è l’oro! Per fortuna che c’è il gran capo Falco/Mitic a sistemare le cose. Sforzo produttivo di una certa importanza, con numerose scene spettacolari e l’utilizzo di un vero treno. Gira anche un titolo italiano, La vendetta dei guerrieri rossi (rossi…), quindi può darsi che in qualche modo sia l’unico della serie arrivato dalle nostre parti.

1969 Weisse Wölfe(t.l. Lupo Bianco) di Konrad Petzoldcon Gojko Mitic (Falke), Horst Schulze, Rolf Hoppe, Helmut Schreiber, Barbara Brylska
Torna il protagonista del film precedente. Per vendicare l’uccisione della moglie, il capo indiano Falco fa il diavolo a quattro nella corrotta e viziosa cittadina di Tanglewood, in mano a dei loschi trafficanti capitalisti. Unici suoi alleati, l’onesto sceriffo e sua moglie. Sia pure con lo schematismo di un racconto d’avventura, le esigenze di propaganda ideologica favoriscono un’ interessante analisi delle cause economiche che portarono alle guerre indiane.

1970 Tödlicher Irrtum(t.l. Errore fatale) di Konrad Petzoldcon Gojko Mitic (Shave Head), Armin Mueller-Stahl, Annekathrin Bürger, Krystyna Mikolajewska
Anche se la parte d’azione è totalmente inventata, il film è ispirato a fatti realmente avvenuti nel 1898. Stavolta è il petrolio a scatenare l’avidità capitalistica. A farne le spese i capi indiani che hanno imprudentemente firmato il trattato di pace coi bianchi (l’errore fatale del titolo), che vengono assassinati uno ad uno. Toccherà al prode guerriero Shave Head (Testa Pelata?) scoprire gli assassini. Uno dei più politici del filone. Armin Mueller-Sthal, diventerà uno dei più noti attori tedeschi nel mondo.

1971 Osceoladi Konrad Petzoldcon Gojko Mitic (Osceola), Horst Schulze, Jurie Darie, Karin Ugowski, Kati Bus, Pepa Nikolova
La prima di una succulenta serie di biografie dedicate a dei grandi capi indiani storicamente esistiti. Naturalmente in questi film diventano tutti dei precursori del realismo socialista. Si comincia con il leggendario Osceola, capo dei Seminole che nella Florida del 1837 condusse una guerra contro l’espansionismo dei latifondisti bianchi. Notevole l’approfondimento della presenza a fianco dei Seminole di numerosi schiavi neri fuggitivi, argomento praticamente mai affrontato dal cinema americano. Co-produce anche Cuba.

1972 Tecumseh di Hans Kratzertcon Gojko Mitic (Tecumseh), Annekathrin Bürger, Rolf Römer, Leon Niemczyk, Mieczyslaw Kalenik
Stavolta è di scena Tecumseh, il leggendario capo indiano degli Shawnee che all’inizio del 800 riuscì a creare un’ampia confederazione di tribù che spalleggiata dagli inglesi si oppose all’espansionismo degli Stati Uniti, tentando di creare una nazione indiana. Uno dei personaggi storici più affascinanti dell’800 americano, ma anche uno dei meno visti al cinema. Tecumseh era istruito e comprendeva la società dei bianchi, Mitic lo interpreta come un antico nobile. C’è pure una parentesi romantica con una donna bianca.

1973 Apachendi Gottfried Kolditzcon Gojko Mitic (Ulzana), Milan Beli, Colea Rautu, Leon Niemczyk, Gerry Wolff, Rolf Hoppe
Fulminea risposta a “Nessuna pietà per Ulzana” di Aldrich, con cui ha comunque pochi punti di contatto, raccontando vicende degli anni 40 e non il celebre raid del 1885 al centro del film americano (a cui in realtà Ulzana sopravvisse, morendo molto anziano nel 1909). Gli usi e costumi degli apache sono ritratti con cura e attenzione, anche se ovviamente nella versione di Mitic Ulzana diventa un campione della masse indiane oppresse. Ignari della proprietà privata gli Apache Mimbrero si farebbero i fatti loro, se messicani ed americani non li volessero far fuori a tutti i costi. Dopo un massacro, Ulzana compie la sua vendetta.

1974 Ulzanadi Gottfried Kolditzcon Gojko Mitic (Ulzana), Renate Blume, Colea Rautu, Dorel Jacobescu, Rolf Hoppe, Amza Pelea
Sequel del film precedente. È ambientato nei tardi anni tra il 1846 e 1848 durante la guerra tra stati Uniti e Messico. Per quanto sempre viziata da un’ottica smaccatamente propagandistica è interessante la ricostruzione dell’attività del “Ring di Tucson” una cricca di affaristi americani realmente esistita, che per favorire i propri affari provocò tensioni tra apache e cittadini di Tucson. Gli apache si fanno gli affari loro nella riserva coltivando la terra, ma i commercianti capitalisti si sentono minacciati da tanta autonomia economica. Toccherà ancora ad Ulzana scendere sul piede di guerra per difendere la propria gente.

1975 Blutsbrüder(t.l. Fratelli di sangue) di Werner W. Wallrothcon Gojko Mitić (Harter Felsen/ Hard Rock), Dean Reed, Gisela Freudenberg, Jörg Panknin 
Stavolta Mitic non è il protagonista indiscusso, ma divide lo schermo con Dean Reed, personaggio quantomeno singolare: cantautore americano, pacifista e socialista, che dopo aver girato qualche western spaghetti dalle nostri parti fece fortuna nel blocco socialista. Qui Reed è anche sceneggiatore. Specie di ideale seguito di “Soldato blu” di Ralph Nelson. Reed è un soldato chiamato Harmonika che resta disgustato dalla violenza dei suoi commilitoni dopo il massacro del Sand Creek (1864). Viene catturato dagli indiani, ma diventa presto amico del guerriero Harter Felsen (Roccia Dura), ovviamente interpretato da Mitic. I due faranno fronte comune contro gli invasori bianchi. Uno degli indianerfilme (relativamente) più famosi, tra i migliori o comunque tra i più complessi e meno schematicamente ideologici, con personaggi più sfaccettati e tormentati del solito. Notare che mentre in Italia e in America il western era in pieno declino, anzi praticamente defunto, all’est questo film riscuoteva ancora un grande successo.

1978 Severinodi Claus Dobberkecon Gojko Mitic (Severino), Violeta Andrei, Constantin Fugasin, Mircea Anghelescu
Non proprio un western dato che si svolge tra le Ande argentine, ma in fondo sono sempre le solite avventure di indiani minacciati dai coloni bianchi, con Mitic nei panni del solito saggio e coraggioso capo indio. Ispirato ad un romanzo dello scrittore tedesco Eduard Klein. Paesaggi notevoli.

1983 Der Scout (t.l. La guida) di Konrad Petzoldcon Gojko Mitic (Weiße Feder), Klaus Manchen, Milan Beli, Nazagdordshijn Batzezeg
Coprodotto con la Mongolia, come si nota dalle comparse dai tratti esotici. Mentre nel resto del mondo il western praticamente non esiste più, Mitic chiude degnamente la sua carriera nel genere con uno dei suoi film più curati, anche grazie agli spettacolari paesaggi mongoli. Ambientato nell’epoca delle guerre indiane (1877), tra fughe e massacri, per la prima ed ultima volta non interpreta un capo, ma è lo scout indiano Penna Bianca, che deve guidare sette soldati che hanno il compito di scortare i cavalli sequestrati ai Nez Percé. Lo schematismo ideologico degli anni passati è meno pressante, tanto che i personaggi dei sette soldati bianchi hanno persino dei lati buoni. Finiva un’epoca, non solo cinematografica.


“Il mito, scacciato dal reale dalla violenza della storia, trova rifugio nel cinema”

C’ERA UNA VOLTA IL KRAUT WESTERN

1 Comments on “Indianerfilme: I film western della Germania Est”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: