Bud Spencer: Cazzottoni, fagioli e socialismo

Può darsi che le masse popolari non capiscano Karl Marx ma di sicuro intendono benissimo Bud Spencer.

Perché finchè la sinistra non comprenderà che certe figure trascendono la cifra delle misere scelte individuali per entrare nella fantasia popolare non abbiamo capito nulla ne della psicologia delle masse, ne dell’egemonia culturale gramsciana e ci auto-condanniamo al naufragio elitario ed auto-contemplativo o peggio al cinismo.

Milioni di persone, tra cui la mia generazione, i primi rudimenti di anti-imperialismo li hanno ricevuti da quelle intramontabili pellicole.

Bud Spencer ci ha insegnato nel film Piedone a non cedere alla pressione del prepotente alleato americano perché ” Noi non siamo una colonia americana, qua i criminali vogliamo processarli noi!”

Bud Spencer con Enzo Cannavale in “Piedone a Hong Kong”

Bud Spencer era quello che prendeva a calci in culo i militari USA che facevano i gradassi e i prepotenti a casa nostra in film come Bomber o Lo chiamavano Buldozzer.

Bud Spencer era quello che, prima di Evo Morales, ci mostrava il “Socialismo della Pacha Mama” difendendo la natura e i più deboli dalle mire speculative delle multinazionali in Banana Joe.

Bud Spencer ha combattuto prima di Thomas Sankara, per la difesa del popolo africano contro la prepotenza delle multinazionali insegnandoci valori, come il panafricanismo e la difesa dell’ambiente prima che divenisse mainstream, in Io Sto Con Gli Ippopotami

Bud Spencer è sempre stato un rivoluzionario nei suo film, pensiamo anche ad altre pellicole come Porgi l’altra guancia, Trinità a capolavori assoluti come Un Esercito di cinque uomini, i quattro dell’ave maria.

Sempre dalla parte dei deboli, ma attenzione, non come deus ex machina ma come mezzo di emancipazione, come guida non per la liberazione, ma per la libertà che parte dalla coscienza.

Negli anni certa “sinistra” ha cercato di darsi una patina di progressismo per non sfigurare o per non subire l’aggressività del proletariato emergente di fronte alla sua spocchia stratificata nelle epoche.

Rallentato questo grande moto storico con gli avvenimenti dell’ ’89, hanno via via ripreso a comportarsi come al solito e a esternare senza freni inibitori, di fatto gli intellettualoidi salottieri, i venerabili maestri della sinistra al cashmere, gli stessi che si sdilinquiscono per quei noiosissimi insopportabili pipponi nevrotici o per i mattoni sottotitolati in polacco, hanno sempre disprezzato i film di Bud Spencer tacciandoli di violenza e volgarità ma in realtà ciò che disprezzano sono le masse popolari che ne decretano simpatia e successo.Il loro è un senso di superiorità ontologico e di irriducibile odio di classe.

Il loro è un senso di superiorità ontologico e di irriducibile odio di classe.

Ispirato Dal libro Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra

90 minuti d’applausi per il compagno Paolo Villaggio

Ma, caro Fantozzi, è solo questione d’intendersi, di terminologia. Lei dice “padroni” e io “datori di lavoro”, lei dice “sfruttatori” e io dico “benestanti”, lei dice “morti di fame” e io “classe meno abbiente”. Ma per il resto, la penso esattamente come lei. Mega Direttore Galattico 

Questa società in cui viviamo è giusta o non è giusta?

Il sospetto di tutti sopratutto dei giovani che hanno cominciato a contestare e a rimettere in discussione tutto. Abbiamo forse sbagliato obbiettivo? E’ veramente questo tipo di società consumistica piena di frigo, televisori a colori e di beni di consumo, di Polaroid, di macchine, di cose è la felicità? No, la verità è che tutti si sono accorti che è il diavolo, è l’opposto. Questo tipo di felicità è altamente infelice. Non è una concezione negativa, non è un giudizio, io non voglio fare della satira negativa e distruttiva. Io dico il momento è questo. Il momento è la nevrosi pura. La nostra cultura, la nostra filosofia, la filosofia occidentale ha mancato l’obbiettivo. E’ il momento di tirare i remi in barca e di fare il punto della situazione.

Il ragionier Fantozzi e le insicurezze degli italiani

Il piccolo Fantozzi, l’omino che per anni è vissuto nel boom consumistico, cioè ha ricevuto dai mass media, dalla televisione, dai giornali e da tutte le informazioni possibili uno stimolo preciso quasi un ordine, a consumare ed acquistare a vivere secondo determinati schemi. E lo schema di questa filosofia era precisissimo: Attento che se compri e ti attrezzi in determinati modi, cioè secondo la chiave consumistica potrai essere felice e vivrai in un mondo che sarà felice e contento per mille anni. Improvvisamente invece un crack strano, tutto questo sistema meraviglioso pieno di promesse, questo mondo fiabesco si è incrinato. E’ bastato che nel medio oriente una forte tensione internazionale chiudesse i rubinetti del petrolio perché tutta l’economia mondiale andasse in crisi.
Il mondo di Fantozzi, cioè l’austerità improvvisa. L’inquietudine sopratutto l’insicurezza del futuro. L’uomo credeva di essere felice, con le macchine, con le autostrade, gli intasamenti. In realtà nel mondo in cui Fantozzi è costretto a vivere è un inferno. Attenzione non è vero che l’uomo che vive secondo questi schemi è felice. E questo sta a descrivere e limitare la funzione di Fantozzi in una società, cioè nessuna. Lui questo lo sa. Sa che vive in un società che non lo difenderà mai abbastanza. Lui vive in una dimensione piramidale, in un burosauro. Al vertice della piramide forse, si dice anche nei libri e nei file, non c’è nessuno. Il mega direttore galattico esiste o no? Forse è una pura invenzione. Ed ecco che l’italiano medio aio avviso, si è riconosciuto nell’infelicità di Fantozzi.

L’adesione a Democrazia Proletaria

I grandi giornalisti mi hanno scritto: tu che non mi ha fatto mai ridere, con questa scelta donchisciottesca mi hai fatto morire dalle risate. Le accuse erano ben precise, tu che sei un cittadino di seconda classe che in tempi antichi non eri degno di essere sepolto in terra benedetta non ti devi occupare id cose serie per il loro giudizio implicito è tu non sei una persona seria. Io vi giuro e vi garantisco che sono una persona molto ma molto più seria di quanto io stesso sospettassi. Se come temono molti io avessi avuto nel mirino con questa scelta di far parla re di me e di promozionare il clown Villaggio avrei scelto forse partiti di potere, la Democrazia Cristiana che ha epurato il fasciamo, a poi lo ha restaurato con leggi come il codice Rocco sarebbe stato il partito dal quale avrei tratto più vantaggi. Avrei potuto accompagnare ai comizi i grandi capi storici della DC, avrei potuto continuare a votare PCI, non ho mai militato nel PCI, civilmente l’ho sempre votato, io sono monogamo per il PCI che mi ha sempre aiutato quando ho vomitato ho sofferto con il mio personaggio. Il PCI forse ti assicura quando muori, perché tutti muoio, e quando muore un clown viene riconosciuto come un grande e il PCI hai grandi forse assicura funerali di stato e le bandiere e io questi me li sono giocati. Avrei potuto, come fatto da alcuni iscrivermi a partiti e logge potenti e sapete a quale loggia io faccio riferimento. Nessuno di questi illustri giornalisti, quando questo è successo per altri, ha preso al penna in mano e ha scritto “che schifo!”
Lo schifo invece l’ho fatto io perché ho scelto, ho scelto una setta di antipatici rissosi, con fama di mangia bambini e di picchiatori. Vi dico perché l’ho fatto: perché malauguratamente io ho avuto un problema di una minoranza e allora vi giuro, avere un problema da minoranza in Italia è un esperienza assolutamente allucinante

Fonte

Paolo Villaggio. Intervista inedita alla televisione svizzera – 1975

Paolo Villaggio, Candidato nel partito di Democrazia Proletaria