Holodomor, quello che non sai…

Secondo la storiografia dominante la carestia in Ucraina nel biennio 1932-1933 fu causata “da un piano staliniano di eliminazione fisica di una nazione”: si tratta di una mitologia storiografica dominante assunta a schema interpretativo; Frederik Shuman ha viaggiato come turista in Ucraina durante il periodo della carestia; divenuto professore del William College, nel 1957 ha pubblicato un libro sull’URSS, nella quale parla della carestia: “l’opposizione dei Kulaki prese all’inizio la forma dell’abbattimento del bestiame e dei cavalli, piuttosto che vederli collettivizzati; il risultato fu un colpo terribile per l’agricoltura sovietica, perché la maggior parte delle vacche e dei cavalli apparteneva ai Kulaki; tra il 1928 e il 1933, il numero dei cavalli si ridusse da quasi 30.000.000 a meno di 15.000.000; da 70.000.000 di bovini, di cui 31.000.000 di vacche, si passò a 38.000.000, di cui 20.000.000 di vacche; il numero dei montoni e delle capre diminuì da 147.000.000 a 50.000.000 e quello dei maiali da 20.000.000 a 12.000.000; l’economia rurale sovietica non si era ancora ripresa da queste perdite nel 1941; alcuni Kulaki assassinarono funzionari locali, incendiarono le proprietà delle collettività e arrivarono a bruciare i loro stessi raccolti e le loro sementi; altri, e in numero ancora maggiore, si rifiutarono di seminare e di raccogliere, forse nella convinzione che le autorità avrebbero fatto delle concessioni e che in ogni caso avrebbero assicurato loro gli alimenti; la conseguenza fu la “carestia” del 1932 – 1933; racconti lugubri, per la maggior parte fittizi, apparvero sulla stampa nazista in Germania e sulla stampa di Hearst negli Stati Uniti; la “carestia” non era, nell’ultima fase, il risultato di carenze alimentari, ma piuttosto era dovuta alla riduzione notevole delle sementi e dei raccolti, conseguenza di speciali requisizioni al principio del 1932, causate presumibilmente dal timore di una guerra contro il Giappone; la maggior parte delle vittime furono Kulaki che avevano rifiutato di seminare i loro campi o che avevano distrutto il loro raccolto”.

E’ interessante notare che questa testimonianza è confermata da un articolo di Isaac Mazepa (capo del movimento nazionalista ucraino, ex Primo Ministro di Petljura nel 1918) , pubblicato nel 1934; egli si compiace che la destra sia riuscita nel 1930-1932 a sabotare i lavori agricoli su larga scala in Ucraina: “dapprima ci furono tumulti nei Kolchozy, e, per di più, furono uccisi alcuni funzionari comunisti e i loro agenti; ma più tardi prevalse un sistema di resistenza passiva che mirava ad intralciare sistematicamente i piani dei bolscevichi per le semine e i raccolti; i contadini facevano dappertutto resistenza passiva, ma in Ucraina la resistenza assunse il carattere di una lotta nazionale; l’opposizione alla popolazione ucraina ha causato il fallimento del piano delle consegne dei raccolti nel 1931 e, ancor più, di quello del 1932; la catastrofe del 1932 è stato il colpo più duro che l’Ucraina sovietica abbia dovuto incassare dopo la carestia del 1921-1922; le campagne delle semine fallirono sia in Autunno che in Primavera; interi terreni furono lasciati incolti; in più, l’anno scorso, nel periodo della mietitura delle messi, in molte regioni, sopratutto nel Sud, il 20, il 40 ed anche il 50 per cento del raccolto fu lasciato nei campi o non fu raccolto del tutto o venne distrutto dopo la battitura”.

Nella sua HISTOIRE DE L’UKRAINE, Michajl Chrusevskij, uno dei principali nazionalisti, parlando dell’anno 1932, afferma: “questo nuovo anno di siccità ha coinciso con condizioni agricole caotiche”.

Il professor Nicholas Riasanovsky, che ha insegnato nel Russian Research Center a Harvard, scrive che gli anni 1931 e 1932 hanno conosciuto condizioni di siccità; il professore Michael Florinskij, che aveva lottato contro i bolscevichi al tempo della guerra civile, annota: “gravi siccità nel 1930 e 1931, specialmente in Ucraina, hanno creato condizioni vicine alla carestia”.

Horsley Gannt, l’uomo che inventò la stima assurda di 15 milioni di morti per la carestia (il 60 % della popolazione di etnia ucraina, di 25 milioni nel 1932) tuttavia scrive che “il picco dell’epidemia di tifo coincideva con quello della carestia; (…) è impossibile stabilire quale delle due cause sia stata maggiormente responsabile del numero delle vittime”  la carestia non andò oltre il periodo precedente il raccolto del 1933; le misure straordinarie adottate dal governo sovietico garantirono il successo del raccolto di quell’anno; a Primavera furono inviati in Ucraina sedici milioni di chilogrammi di sementi, di alimenti e di foraggio; furono migliorate l’organizzazione e la gestione dei Kolchozy e furono consegnate molte migliaia di trattori, di macchine utensili combinate e di camion;

Hans Blumenfeld, un rinomato architetto canadese, all’epoca della carestia si trovava in Ucraina, nella città di Makajevka; egli scrive: “non c’è dubbio che la carestia è costata molte vittime; non dispongo di dati su cui basarmi per fare una stima del loro numero (…) probabilmente la maggior parte dei decessi del 1933 è stata causata da epidemie di tifo, da febbri tifoidi e da dissenteria; malattie trasmesse dall’acqua erano frequenti a Makajevka; io stesso sono sopravvissuto di misura a un attacco di febbre tifoide”;

Hans Blumenfeld presenta nelle sue MEMOIRES un riassunto di quello che egli ha vissuto all’epoca della carestia in Ucraina: “un insieme di fattori la causò; in primo luogo l’Estate calda e secca del 1932, che avevo vissuto al Nord di Vjatka, aveva fatto fallire il raccolto nelle regioni semi-aride del Sud; poi la lotta per la collettivizzazione aveva disorganizzato l’agricoltura; la collettivizzazione non era un processo che seguiva un ordine e delle regole burocratiche; essa consisteva in azioni dei contadini poveri, incoraggiati dal partito; i contadini poveri erano entusiasti di espropriare i Kulaki, ma meno zelanti quando si trattava di organizzare un’economia cooperativa; nel 1930 il partito aveva già mandato dei quadri per contrastare e correggere gli eccessi; (…) dopo aver dato prova di prudenza nel 1930, il partito lanciò una nuova offensiva nel 1932; come conseguenza i Kulaki in quell’anno cessarono la produzione, mentre la nuova economia collettiva non produceva ancora a pieno rendimento; con una produzione inadeguata, si soddisfece dapprima il bisogno dell’industria urbana e delle forze armate; poiché l’avvenire di tutta la nazione, compreso quello dei contadini, ne dipendeva, non si poteva nemmeno fare altrimenti; (…) nel 1933 le piogge furono sufficienti; il partito inviò i suoi quadri migliori per aiutare il lavoro organizzativo dei Kolchozy; essi ci riuscirono; dopo il raccolto del 1933, la situazione migliorò radicalmente e con una rapidità stupefacente; io avevo la sensazione che noi avessimo spinto un carro molto pesante fino alla cima di una montagna, incerti se vi saremmo riusciti, ma nell’Autunno 1933 avevamo superato la vetta e potevamo avanzare ad un ritmo accelerato”

Hans Blumenfeld sottolinea che la carestia aveva colpito tanto le regioni russe del Basso Volga e del Caucaso del Nord, che l’Ucraina: “ciò smentisce il “fatto” di un genocidio anti-ucraino parallelo all’olocausto anti-semita di Hitler; a tutti coloro che conoscono bene la drammatica carenza di forza lavoro che l’URSS conobbe all’epoca, l’idea che i suoi dirigenti riducessero deliberatamente questa rara risorsa non può che apparire assurda”

Fonti:
– F. L. Schuman, RUSSIA SINCE 1917 FOUR DECADES OF SOVIET POLITICS, Oxford University Press, London, 1957
– I. Mazepa, UKRAINE IN THE FIRE AND STORM OF REVOLUTION, London, 1933
– M. Chrusevskij, in N. M. Naymark, STALIN’S GENOCIDES, Princeton University, London, 2010
– M. Florinskij, UKRAINE. A HISTORY, University of Toronto Press, Toronto, 1988
– H. Gannt, EXECUTION BY HUNGER. THE IDDEN HOLOCAUST, Cambridge University Press, London, 1985
– H. Blumenfeld, MEMOIRES, Edition Lemeac, 1990, Canada
– IBIDEM, p. 233

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