Holodomor, quello che non sai…

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Secondo la storiografia dominante la carestia in Ucraina nel biennio 1932-1933 fu causata “da un piano staliniano di eliminazione fisica di una nazione”: ripercorriamo alcuni fatti, ai più sconosciuti, che sicuramente faranno riflettere .

Il 18 febbraio 1935 il gruppo Hearst iniziò a pubblicare negli Stati Uniti una serie di articoli di Thomas Walker. (Hearst era un potentissimo magnate della stampa americana e simpatizzante del nazismo). Grande viaggiatore e giornalista, Walker – si diceva – aveva girato l’Unione Sovietica in lungo e largo per diversi anni. Il 25 febbraio un titolo del Chicago American recitava: “Sei milioni di morti per la carestia in Unione Sovietica. Sequestrati i raccolti, i contadini e i loro animali muoiono di fame”. A metà della pagina un altro titolo diceva: “Un giornalista rischia la vita per scattare le fotografie che mostrano gli effetti della carestia”. E in fondo alla pagina: “Carestia… Un crimine contro l’Umanità”. (Douglas Tottle, Fraud, Famine and Fascism: The Ukrainian Genocide Myth from Hitler to Harvard, Toronto: Progress Books, 1987, pp. 5-6).

All’epoca, Louis Fischer lavorava a Mosca per il giornale americano The Nation. Questo scoop di un collega completamente sconosciuto lo riempì di curiosità. Fece delle ricerche e condivise le sue scoperte con i lettori del suo giornale:

“Il signor Walker, ci informano, è arrivato in Russia la scorsa primavera”, cioè nella primavera del 1934. Ha visto la carestia. Ha fotografato le sue vittime. Ci ha fornito racconti testimoniali e strazianti sull’infuriare della fame. Ora, che in Russia ci sia la fame è davvero una grande notizia. Chissà perché il Sig. Hearst ha aspettato dieci mesi prima di pubblicare questi articoli…

“Ho consultato le autorità sovietiche, che ricevono informazioni ufficiali da Mosca. Thomas Walker è stato in Unione Sovietica una sola volta. Ha ottenuto un visto di transito dal console sovietico a Londra il 29 settembre 1934. E’ arrivato in URSS dalla Polonia, in treno, fermandosi a Negoreloye il 12 ottobre 1934 (non nella primavera del 1934, come egli afferma). Il 13 è arrivato a Mosca. E’ rimasto a Mosca da sabato 13 a giovedì 18, poi è salito su un treno transiberiano che lo ha condotto al confine con la Manciuria il 25 ottobre 1934. […] Sarebbe stato fisicamente impossibile per il sig. Walker, nei cinque giorni tra il 13 e il 18 ottobre, coprire anche solo un terzo dei luoghi che dice di avere personalmente visitato. La mia ipotesi è che sia rimasto a Mosca il tempo necessario per ottenere dagli stranieri più esacerbati un po’ di quel “colore locale” ucraino di cui si è servito per dare ai suoi articoli la falsa verosimiglianza che possiedono”.

Fischer aveva un amico, Lindsay Parrott, anche lui americano, che era stato in Ucraina all’inizio del 1934. Egli non aveva rilevato nessuna traccia della carestia di cui parlavano i giornali di Hearst. Al contrario, nel 1933 i raccolti erano stati abbondanti. Fischer concludeva:

“Il gruppo Hearst e i nazisti stanno iniziando a lavorare di comune accordo, in modo sempre più stretto. Ma non ho fatto notare che i giornali di Hearst hanno pubblicato anche i resoconti di Parrott relativi alla prosperità nell’Ucraina Sovietica. Il sig. Parrott è corrispondente da Mosca dello stesso gruppo Hearst”. (The Nation 140 (36), 13 Marzo 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 8).

Sotto la foto di una bambina e di un ragazzo “simile a una rana”, Walker commentava:

SPAVENTOSO – Sotto Kharkov (sic), in una tipica baracca di contadini, pavimento lurido, tetto di paglia e una panca come arredamento, c’erano una ragazza magrissima e il suo fratellino di due anni e mezzo (foto in alto). Il bambino strisciava sul pavimento come una rana e il suo povero corpicino era così devastato dalla mancanza di nutrimento da non sembrare più quello di un essere umano. (Tottle, op. cit., p. 9).

Douglas Tottle, giornalista e sindacalista canadese, trovò la stessa fotografia del bambino “simile a una rana”, datata [da Walker] primavera 1934, in una pubblicazione del 1922 relativa alla carestia di quell’anno. Un’altra foto di Walker fu identificata per essere quella di un soldato della cavalleria austriaca, di fianco a un cavallo morto, scattata durante la Prima Guerra Mondiale. (James Casey, Daily Worker, 21 Febbraio 1935, citato da Tottle, op. cit., p. 9).

Povero Walker: il suo reportage era falso, le sue fotografie erano false, perfino il suo nome era fittizio. Il suo vero nome era Robert Green. Era fuggito da una prigione di stato del Colorado dopo aver scontato due anni di carcere su una condanna a otto anni di reclusione. Dopodichè era andato a fare il suo falso reportage in Unione Sovietica. Quando tornò negli Stati Uniti fu arrestato e ammise, di fronte al tribunale, di non aver mai messo piede in Ucraina.

Il multimilionario William Randolph Hearst incontrò Hitler alla fine dell’estate 1934 e concluse un accordo in virtù del quale la Germania si impegnava ad acquistare le notizie internazionali dalla International News Service, compagnia di proprietà di Hearst. All’epoca la stampa nazista aveva già iniziato una campagna propagandistica sulla “carestia in Ucraina”. Hearst se ne appropriò immediatamente, grazie al suo grande esploratore, Walker. (Tottle, op. cit., pp. 13, 15).

Frederik Shuman ha viaggiato come turista in Ucraina durante il periodo della carestia; divenuto professore del William College, nel 1957 ha pubblicato un libro sull’URSS, nella quale parla della carestia:

“l’opposizione dei Kulaki prese all’inizio la forma dell’abbattimento del bestiame e dei cavalli, piuttosto che vederli collettivizzati; il risultato fu un colpo terribile per l’agricoltura sovietica, perché la maggior parte delle vacche e dei cavalli apparteneva ai Kulaki; tra il 1928 e il 1933, il numero dei cavalli si ridusse da quasi 30.000.000 a meno di 15.000.000; da 70.000.000 di bovini, di cui 31.000.000 di vacche, si passò a 38.000.000, di cui 20.000.000 di vacche; il numero dei montoni e delle capre diminuì da 147.000.000 a 50.000.000 e quello dei maiali da 20.000.000 a 12.000.000; l’economia rurale sovietica non si era ancora ripresa da queste perdite nel 1941; alcuni Kulaki assassinarono funzionari locali, incendiarono le proprietà delle collettività e arrivarono a bruciare i loro stessi raccolti e le loro sementi; altri, e in numero ancora maggiore, si rifiutarono di seminare e di raccogliere, forse nella convinzione che le autorità avrebbero fatto delle concessioni e che in ogni caso avrebbero assicurato loro gli alimenti; la conseguenza fu la “carestia” del 1932 – 1933; racconti lugubri, per la maggior parte fittizi, apparvero sulla stampa nazista in Germania e sulla stampa di Hearst negli Stati Uniti; la “carestia” non era, nell’ultima fase, il risultato di carenze alimentari, ma piuttosto era dovuta alla riduzione notevole delle sementi e dei raccolti, conseguenza di speciali requisizioni al principio del 1932, causate presumibilmente dal timore di una guerra contro il Giappone; la maggior parte delle vittime furono Kulaki che avevano rifiutato di seminare i loro campi o che avevano distrutto il loro raccolto”.

E’ interessante notare che questa testimonianza è confermata da un articolo di Isaac Mazepa (capo del movimento nazionalista ucraino, ex Primo Ministro di Petljura nel 1918) , pubblicato nel 1934; egli si compiace che la destra sia riuscita nel 1930-1932 a sabotare i lavori agricoli su larga scala in Ucraina: “dapprima ci furono tumulti nei Kolchozy, e, per di più, furono uccisi alcuni funzionari comunisti e i loro agenti; ma più tardi prevalse un sistema di resistenza passiva che mirava ad intralciare sistematicamente i piani dei bolscevichi per le semine e i raccolti; i contadini facevano dappertutto resistenza passiva, ma in Ucraina la resistenza assunse il carattere di una lotta nazionale; l’opposizione alla popolazione ucraina ha causato il fallimento del piano delle consegne dei raccolti nel 1931 e, ancor più, di quello del 1932; la catastrofe del 1932 è stato il colpo più duro che l’Ucraina sovietica abbia dovuto incassare dopo la carestia del 1921-1922; le campagne delle semine fallirono sia in Autunno che in Primavera; interi terreni furono lasciati incolti; in più, l’anno scorso, nel periodo della mietitura delle messi, in molte regioni, sopratutto nel Sud, il 20, il 40 ed anche il 50 per cento del raccolto fu lasciato nei campi o non fu raccolto del tutto o venne distrutto dopo la battitura”.

Nella sua HISTOIRE DE L’UKRAINE, Michajl Chrusevskij, uno dei principali nazionalisti, parlando dell’anno 1932, afferma: “questo nuovo anno di siccità ha coinciso con condizioni agricole caotiche”.

Il professor Nicholas Riasanovsky, che ha insegnato nel Russian Research Center a Harvard, scrive che gli anni 1931 e 1932 hanno conosciuto condizioni di siccità; il professore Michael Florinskij, che aveva lottato contro i bolscevichi al tempo della guerra civile, annota: “gravi siccità nel 1930 e 1931, specialmente in Ucraina, hanno creato condizioni vicine alla carestia”.

Horsley Gannt, l’uomo che inventò la stima assurda di 15 milioni di morti per la carestia (il 60 % della popolazione di etnia ucraina, di 25 milioni nel 1932) tuttavia scrive che “il picco dell’epidemia di tifo coincideva con quello della carestia; (…) è impossibile stabilire quale delle due cause sia stata maggiormente responsabile del numero delle vittime” la carestia non andò oltre il periodo precedente il raccolto del 1933; le misure straordinarie adottate dal governo sovietico garantirono il successo del raccolto di quell’anno; a Primavera furono inviati in Ucraina sedici milioni di chilogrammi di sementi, di alimenti e di foraggio; furono migliorate l’organizzazione e la gestione dei Kolchozy e furono consegnate molte migliaia di trattori, di macchine utensili combinate e di camion;

Hans Blumenfeld, un rinomato architetto canadese, all’epoca della carestia si trovava in Ucraina, nella città di Makajevka; egli scrive: “non c’è dubbio che la carestia è costata molte vittime; non dispongo di dati su cui basarmi per fare una stima del loro numero (…) probabilmente la maggior parte dei decessi del 1933 è stata causata da epidemie di tifo, da febbri tifoidi e da dissenteria; malattie trasmesse dall’acqua erano frequenti a Makajevka; io stesso sono sopravvissuto di misura a un attacco di febbre tifoide”;

Hans Blumenfeld presenta nelle sue MEMOIRES un riassunto di quello che egli ha vissuto all’epoca della carestia in Ucraina: “un insieme di fattori la causò; in primo luogo l’Estate calda e secca del 1932, che avevo vissuto al Nord di Vjatka, aveva fatto fallire il raccolto nelle regioni semi-aride del Sud; poi la lotta per la collettivizzazione aveva disorganizzato l’agricoltura; la collettivizzazione non era un processo che seguiva un ordine e delle regole burocratiche; essa consisteva in azioni dei contadini poveri, incoraggiati dal partito; i contadini poveri erano entusiasti di espropriare i Kulaki, ma meno zelanti quando si trattava di organizzare un’economia cooperativa; nel 1930 il partito aveva già mandato dei quadri per contrastare e correggere gli eccessi; (…) dopo aver dato prova di prudenza nel 1930, il partito lanciò una nuova offensiva nel 1932; come conseguenza i Kulaki in quell’anno cessarono la produzione, mentre la nuova economia collettiva non produceva ancora a pieno rendimento; con una produzione inadeguata, si soddisfece dapprima il bisogno dell’industria urbana e delle forze armate; poiché l’avvenire di tutta la nazione, compreso quello dei contadini, ne dipendeva, non si poteva nemmeno fare altrimenti; (…) nel 1933 le piogge furono sufficienti; il partito inviò i suoi quadri migliori per aiutare il lavoro organizzativo dei Kolchozy; essi ci riuscirono; dopo il raccolto del 1933, la situazione migliorò radicalmente e con una rapidità stupefacente; io avevo la sensazione che noi avessimo spinto un carro molto pesante fino alla cima di una montagna, incerti se vi saremmo riusciti, ma nell’Autunno 1933 avevamo superato la vetta e potevamo avanzare ad un ritmo accelerato”

Hans Blumenfeld sottolinea che la carestia aveva colpito tanto le regioni russe del Basso Volga e del Caucaso del Nord, che l’Ucraina: “ciò smentisce il “fatto” di un genocidio anti-ucraino parallelo all’olocausto anti-semita di Hitler; a tutti coloro che conoscono bene la drammatica carenza di forza lavoro che l’URSS conobbe all’epoca, l’idea che i suoi dirigenti riducessero deliberatamente questa rara risorsa non può che apparire assurda”

Fonti:
– F. L. Schuman, RUSSIA SINCE 1917 FOUR DECADES OF SOVIET POLITICS, Oxford University Press, London, 1957

– I. Mazepa, UKRAINE IN THE FIRE AND STORM OF REVOLUTION, London, 1933

– M. Chrusevskij, in N. M. Naymark, STALIN’S GENOCIDES, Princeton University, London, 2010

– M. Florinskij, UKRAINE. A HISTORY, University of Toronto Press, Toronto, 1988

– H. Gannt, EXECUTION BY HUNGER. THE IDDEN HOLOCAUST, Cambridge University Press, London, 1985

– H. Blumenfeld, MEMOIRES, Edition Lemeac, 1990, Canada

Stalin. Un altro punto di vista, Ludo Marten

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