Bielorussia: L’ultimo bastione sovietico

Minsk è oggi l’unica città dell’ex Unione Sovietica dove sventola ancora, in pieno centro, la bandiera dell’Unione Sovietica. Una sola, è vero. Ma grande e ben visibile. Il Presidente Lukashenko lo ha voluto, personalmente. E ora quella bandiera di uno Stato che non esiste più garrisce al vento, su un altissimo pennone che sovrasta il monumento dedicato alla vittoria della Grande Guerra Patriottica: così, in quello spazio che era l’Unione Sovietica, quasi tutti chiamano quella che noi ricordiamo come la seconda guerra mondiale.

A pensar bene, mi pare una giusta decisione. Lukashenko — che fu l’unico deputato del Soviet Supremo della Russia che votò contro il colpo di stato dei tre capi di Russia (Eltsin), Bielorussia (Shushkevic) e Ucraina (Kravciuk), deciso nel bosco della Belovezhskaja Pushcha nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1991— ha voluto ricordare al mondo che fu l’Unione Sovietia a vincere quella guerra. Un riconoscimento postumo e pieno di significati. Per lui personalmente e per la maggioranza dei suoi cittadini.

Per il resto questo unico Paese europeo che ancora si muove sulla linea del mercato con orientamento sociale, ha tutta l’aria di stare bene. Sembra la Svizzera. Lindo e pulito, dove tutto funziona bene. Il parco auto che si vede nelle amplissime strade bene asfaltate è più moderno di quello italiano. I negozi sono belli e pieni di roba. In gran parte di produzione bielorussa. Le esportazioni di prodotti industriali tirano. Ma meno di quelle della produzione agricola, che vola. Lo stacco tra la campagna di Belarus e quella delle confinanti Lituania e Polonia (europee) è netto e a tutto vantaggio della prima.

La campagna è uno splendore di campi pettinati come prati inglesi. Eppure c’è ancora la Prospettiva Lenin. E, del resto, Minsk non ha commesso l’errore di ribattezzare vie e piazze, come per qualche anno a Mosca dettò l’euforia pro-occidentale. I monumenti della storia sovietica, così come la politica sociale, sono tutti al loro posto. Salvo quello di Stalin. Ma il centro della capitale è una esaustiva e impressionante esposizione dell’architettura staliniana, ben restaurata.

A quanto pare nulla di quello che era buono del socialismo reale è stato buttato via insieme all’acqua sporca. Lo Stato è decisivo in quasi tutti i settori chiave dell’economia. Le banche occidentali non si vedono. Ci sono — ma tutt’altro che dominanti — le banche russe o russo-bielorusse. E Lukashenko ha appena fatto sapere al Fondo Monetario Internazionale che non intende sostituire le regole —con cui la sua Belarus è diventata fiorente — con quelle della finanza occidentale, che invece stanno facendo acqua da tutte le parti.

L’occidente, complice l’Europa e la sua aggressiva politica verso l’est, ha cercato, senza successo, di organizzare una qualche “rivoluzione colorata” anche a Minsk. Ma qui tutti sono orgogliosi del ruolo di Lukashenko nel tentativo di scongurare il disastro ucraino con la “trattativa di Minsk”. Un euro vale qui 2,3 rubli. A Mosca ci vogliono 70 rubli per comprare un euro. Da qui, e da qualche dispetto reciproco in materia di gas e petrolio, nascono un po’ di ruggini con Mosca. Ma per andare da Mosca a Minsk e viceversa non c’è bisogno di alcun visto. È un volo interno. Restano paesi fratelli. E, tra i due presidenti, anche se talvolta scoppiano scintille, c’è il feeling che lega due capi veri dei loro popoli. Non è questione di amicizia ma di interessi comuni.

Fonte

12 cose che non sai sulla Siria socialista di Assad

1. La Siria ha un’apertura alla società e alla cultura occidentale come nessun altro paese arabo.

2. La Siria è l’unico paese arabo con una costituzione laica. La legge islamica è incostituzionale.

3. Prima del 2011, la Siria era l’unico paese della regione senza guerre o conflitti interni.

4. La Siria è l’unico paese che ha ammesso i rifugiati iracheni senza nessuna discriminazione politica, religiosa o sociale

5. La famiglia del presidente siriano Bashar corrente Al Assad appartiene agli alawiti, ramo dell’Islam sciita

6. Ci sono stati cinque papi di origine siriana. La tolleranza religiosa è unica nella zona .

7. Circa il 10% della popolazione siriana appartiene ad una delle molte denominazioni cristiane. In altri paesi arabi, la popolazione cristiana è inferiore all’1%.

8. In Siria, le donne non hanno l’obbligo di coprirsi il volto con un velo, il burqa o indossare chador

9. Le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini in materia di salute e istruzione.

10. La Siria è l’unico paese del Mediterraneo che ancora possiede la compagnia petrolifera, il governo del paese non ha voluto privatizzarla.

11. La Siria ha riserve di petrolio per 2.500 milioni di barili, il cui sfruttamento è riservato alle imprese statali.

12. La Siria è l’unico paese arabo che non ha debiti con il Fondo monetario internazionale

12 datos curiosos que quizás no sabías sobre Siria

Manifesto del Fronte Popolare per la Liberazione dell’Ucraina, Transcarpazia e Novorossiya

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Lo Stato federale della Novorossiya è l’area comprendente le regioni dell’est e del sud dell’attuale Ucraina. Fulcro dell’insurrezione interna al paese è la regione del Donbass, dove i ribelli combattono da mesi per il diritto all’autodeterminazione, scontrandosi con le truppe regolari ucraine e la guardia nazionale ucraina, di larga composizione neonazista. Il 7 Luglio del 2014 a Yalta è stato pubblicato il “Manifesto del Fronte Popolare per la Liberazione dell’Ucraina, Transcarpazia e Novorossiya”. Un documento che noi abbiamo tradotto, sottoscritto dai delegati progressisti e comunisti nello schieramento degli insorti, dove si delinea la caratterizzazione che le Repubbliche Popolari devono darsi.

Qual è l’obiettivo della nostra lotta?

Costruire sul territorio dell’Ucraina una Repubblica Popolare senza oligarchia e burocrazia corrotta.

Chi sono i nostri nemici?

La classe dirigente liberal-fascista, l’alleanza criminale di oligarchi, burocrati, funzionari della sicurezza e la criminalità, servitori degli interessi di Stati esteri. Ufficialmente proclamano valori liberali europei ma tengono il paese sotto controllo con bande dell’estrema destra, scatenando l’isteria sciovinista per contrapporre gruppi etnici fra di loro.

Chi sono i nostri alleati?

Tutte le persone di buona volontà, indistintamente dalla loro cittadinanza ed etnia, che riconoscono gli ideali di giustizia sociale, che sono pronti a combattere per questi ultimi.

Qual è la Repubblica Popolare per la quale stiamo combattendo?

La Repubblica Popolare è la forma politica di organizzazione sociale in cui:

• Gli interessi delle persone, quello spirituale, intellettuale, sociale, fisico, sono i più alti obiettivi dello Stato;

• Tutto il potere appartiene al popolo, che lo esercita con organi eletti attraverso la rappresentanza diretta;

• Ogni lavoratore ha il diritto alla salute, all’istruzione, alla pensione e alla sicurezza sociale a spese dello Stato;

• Sono pagate pensioni dignitose, e tutti i cittadini possono godere delle garanzie di protezione sociale in caso di perdita del lavoro, disabilità temporanea o permanente;

• Sono ammesse eventuali iniziative private o collettive a condizione che avvantaggino le persone [la comunità];

• È vietato il capitalismo e l’usura bancaria che vive degli interessi sui prestiti. Il denaro deve essere guadagnato per mezzo della realizzazione di progetti utili.

• Lo Stato, che agisce per conto del popolo, è controllato dai rappresentanti di quest’ultimo. Lo Stato è il più grande detentore dei capitali e controlla i settori strategici dell’economia;

• È consentita la proprietà privata, ma le grandi fortune, i loro investimenti in politica e nell’economia, sono sotto il controllo della società – a nessuno è permesso di operare parassitariamente o creare un impero oligarchico o dominare sulle altre persone per mezzo dei monopoli.

Quali sono i nostri metodi di lotta?

Per raggiungere questo obiettivo (la creazione della Repubblica Popolare sul suolo ucraino), siamo disposti a usare metodi violenti e non violenti di lotta. Crediamo che i cittadini abbiano il diritto di ribellarsi e armarsi per difendere la propria libertà. La violenza, comunque, è un’espediente al quale ricorreremo solo quando saremo costretti.

Cosa sta succedendo in Ucraina?

Sul territorio ucraino c’è una rivolta di liberazione contro il governo liberal-fascista che con il terrore e la propaganda cerca di imporre al nostro paese un capitalismo oligarchico criminale.

Che cosa è l’Ucraina?

L’Ucraina – una zona tra l’Unione Europea e la Russia con una forte tradizione cristiana (soprattutto ortodossa), abitata da popoli diversi (ucraini, russi, bielorussi, moldavi, bulgari, ungheresi, romeni, polacchi, ebrei, armeni, greci, tatari, ruteni, hutsul e altri), ha una lunga tradizione di autogoverno popolare e politico e di lotta per la libertà.

È in atto una guerra tra russi e ucraini?

Questa non è una guerra tra russi e ucraini, come afferma la propaganda di Kiev. È la rivolta del popolo oppresso contro un nemico comune – il capitalismo oligarchico. Su entrambi i lati del conflitto, russi, ucraini e persone di altre nazionalità, stanno combattendo. Il regime di Kiev ha ingannato con la propaganda i suoi combattenti e mercenari che combattono per gli interessi degli oligarchi e per i criminali nelle istituzioni, mentre dalla nostra parte, in Novorossiya, i membri delle milizie difendono gli interessi del proprio popolo senza percepire alcuno stipendio, solo per un futuro democratico.

Sono diversi gli interessi dei russi e degli ucraini negli eventi in corso in Ucraina?

Russi ed ucraini condividono gli stessi interessi socio-politici per la liberazione dell’Ucraina dal potere del capitale oligarchico, dalla burocrazia corrotta e dai criminali.

Perché la rivolta in Novorossiya si svolge con slogan russi?

Perché la popolazione russa e russofona dell’Ucraina ha vissuto una doppia oppressione: socio-economica, nonché culturale e politica. Oppressione socio-economica, la corruzione, la tirannia, il potere della criminalità, l’impossibilità di condurre attività economiche, gli stipendi miserabili e la dipendenza dai “padroni del paese”. Questa è la norma per ogni lavoratore ucraino. In più la privazione dello status ufficiale della lingua russa nelle regioni in cui più del 90 per cento della popolazione parla e pensa in russo (circa la metà del territorio ucraino) insieme al divieto di insegnamento nelle scuole della lingua russa, il bando della pubblicità e del cinema in russo, il bando del russo nelle pratiche legali e amministrative. È per questo che i russi e i russofoni sono stati i primi a ribellarsi.

Perché la Russia sta aiutando la Novorossija?

Una parte considerevole dell’élite russa ha paura della protesta popolare. Avrebbe volentieri intrapreso rapporti pacifici con le autorità di Kiev e vorrebbe metter fine alla guerra nel sud-est. Ma la furia della rivolta popolare contro il capitalismo oligarchico non lo permette. I popoli russi sostengono la giusta lotta della Novorossiya. Questo costringe tutta l’élite russa, a dispetto dei propri interessi strategici, a sostenere o far finta di sostenere la rivolta del sud-est dell’Ucraina.

Perché gli Stati Uniti e l’Unione Europea aiutano il regime di Kiev?

L’obiettivo principale degli Stati Uniti è la lotta contro la Russia, identificata come un rivale geopolitico. Per gli Stati Uniti è necessario creare in Ucraina un paese anti-russo con basi NATO, oppure far precipitare il paese nel caos e destabilizzare tutta la regione. L’Unione Europea ha invece bisogno di nuovi mercati per i propri prodotti e materie prime a basso costo.

Chi sostiene la lotta della Novorossija?

La Resistenza, che ha la sua base nel sud-est dell’Ucraina, sostiene e rafforza il costante impegno a favore dei popoli dell’Ucraina, liberi dal dominio liberal-fascista e dalle élite dominanti.

È solo una lotta separatista in Novorossija?

No, il territorio del combattimento è tutto il suolo ucraino. Gli insorti della Novorossiya vogliono raggiungere i loro fratelli e sorelle in tutte le regioni d’Ucraina con lo slogan: “Ribellati contro il nemico comune”. Creeremo un nuovo potere, libero, socialmente responsabile, in tutta l’Ucraina e la Novorossija.

Che cosa accadrà dopo la vittoria della rivoluzione di liberazione e il crollo del regime liberal-fascista?

Ci sarà la formazione di un nuovo Stato in cui il potere apparterrà al popolo, non a parole ma nei fatti.  La popolazione di ogni regione attraverso un referendum (come la più alta forma di potere popolare) determinerà il futuro della propria regione – se rimanere all’interno di uno Stato federale oppure ricevere la piena indipendenza.

Come sarà costruito il potere politico dopo aver vinto la rivoluzione di liberazione?

Il potere politico sarà basato sul principio della rappresentanza popolare diretta – dal basso verso l’alto. Saranno formati organi di democrazia, partendo dai Consigli locali fino al Consiglio Supremo, sulla base dei principi rappresentativi dei territori, dei delegati dei gruppi di lavoro dei sindacati, dei delegati di organizzazioni politiche, religiose e sociali. La base della democrazia popolare saranno i Consigli locali. Essi delegheranno i rappresentanti nei Consigli regionali. L’organo supremo della rappresentanza popolare (il Consiglio supremo) è composto dai delegati dei Consigli regionali. Il Consiglio supremo elegge un governo che rappresenterà il popolo tutto. Noi siamo per l’elezione dei giudici e dei capi delle forze dell’ordine.

Quali saranno i diritti delle regioni dopo aver vinto la rivoluzione di liberazione nazionale?

Ogni regione avrà il diritto di avere la propria Costituzione o un altro documento fondante per garantire a coloro che vivono sul suo territorio, i diritti politici, economici, sociali, culturali e religiosi di base.  Inoltre ogni regione avrà diritto, oltre alle lingue nazionali, di scegliere le lingue regionali.  Ogni regione avrà il diritto di formare il proprio bilancio basato sulla tassazione delle persone fisiche o giuridiche che operano nel suo territorio.

Quali saranno le competenze delle regioni dopo la vittoria della rivoluzione di liberazione nazionale?

Ogni regione sarà tenuta a pagare una parte delle imposte per un fondo generale di salvataggio (in caso di calamità naturali o di altre catastrofi). Ogni regione sarà tenuta a versare parte delle entrate fiscali per le esigenze pubbliche – difesa, manutenzione dell’apparato statale, la costruzione di opere pubbliche, per la ricerca scientifica, il sistema sanitario, l’istruzione e lo sviluppo delle infrastrutture.  Ogni regione dovrà rispettare i principi dello Stato generale dei rapporti tra lavoro e capitale, le libertà civili e politiche.  Ogni regione dovrà mantenere la legge e l’ordine e proteggere i diritti e le libertà dei cittadini all’interno delle linee guida nazionali.

Questi sono i principi di base e gli obiettivi della nostra lotta.  Noi crediamo che ogni cittadino onesto e patriota debba sottoscriverle e sostenerle.  Contiamo sulla solidarietà e il sostegno internazionale di tutti coloro che non solo a parole, ma nei fatti sostengono gli ideali di uguaglianza, democrazia e giustizia sociale.

Insieme vinceremo!

 

 

Black Panthers e Corea del Nord alleati contro l’imperialismo e per il socialismo

Bottiglie di vino rotte e aghi ipodermici sono molto efficaci. Una braciola di maiale o delle ossa di pollo possono essere utilizzate come armi “, il giornale Black Panther instruiva i suoi lettori nel 1970 con un tono a loro familiare,  ” Questo è Juche, basato su quello che hai, per sostenere la nostra resistenza “. 

L’articolo era la testimonianza di un’alleanza imprevista. Da una parte c’era il movimento socialista rivoluzionario con sede in California, dichiarato dal direttore dell’FBI J. Edgar Hoover “la più grande minaccia alla sicurezza interna del Paese”.

D’altra c’era la Corea del Nord, con il suo dogma ideologico del Juche‘ o autosufficienza; un paese che allora sembrava una sorta di  Svizzera marxista-leninista, ricorda l’ex Black Panther Kathleen Cleaver

La Corea del Nord non è sempre stata un caso di economia disperata, come dichiarato dall’amministrazione Obama. Al momento sembrava essere una storia di successo dell’est asiatico, superando il sud. L’alleanza dimostra l’interesse da parte della Corea Nord nel coltivare rapporti di alto profilo e la ricerca di un sostegno internazionalista da parte delle Panetere Nere.

La Corea del Nord, in uqel momento puntava aun forte a una forte campagna pubblicitaria globale,  mettendo annunci sul New York Times o il  Washington Post promuovendo il Juche e la riunificazione pacifica“.

Eldridge Cleaver,  una figura di spicco nel partito e sposato con Kathleen Cleaver“Oggi, la Corea del Nord è un paradiso terrestre, con un avanzato sistema socialista, tecnologia altamente sviluppata, una cultura nazionale brillante e un popolo sano sicuramente in movimento verso successi ancora più grandi“.

Nel frattempo, l’allora leader Kim Il-sung saluva le Pantere Nere chiedendolgi “di lottare per abolire il sistema di discriminazione razziale degli imperialisti americani.

Eldridge Cleaver: Le Pantere che hanno sostenuto questa visione non erano «utili idioti» o pedine della corea del nord, ma rivoluzionari calcolatrici che hanno sostenuto la Corea del Nord come mezzo per protestare contro il governo degli Stati Uniti e rafforzare la propria posizione sulla scena internazionale .

Anche se la percezione popolare delle Pantere Nere spesso si concentrava sui suoi programmi comunitari per la colazione per i bambini e la fede nell’ autodifesa armata contro la polizia, si sono sempre definite come parte integrante di una battaglia globale.

Per tre anni, dal 1968-1970, sono diventati il centro della lotta per la libertà del popolo nero ed era una lotta interna. Una cosa che ha molto distinto le Pantere Nere dai precedenti movimenti per i diritti civili è stato il suo internazionalismo,  ha detto Joshua Bloom, co-autore di Black Against Empire: La storia e la politica del Black Panther Party.

Il movimento ha visto le comunità nere negli Stati Uniti come una colonia nella madrepatria;  la lotta contro l’imperialismo degli Stati Uniti era centrale dal suo inizio. I suoi fondatori Huey Newton e Bobby Seale s’incontrarono la prima volta ad un raduno che si opponeva al blocco di Cuba.

“E ‘stata una politica di radicale solidarietà internazionale A causa della tremenda ostilità che la guerra del Vietnam stava generando, le organizzazioni giovanili in Germania, Francia e Svezia hanno creato comitati di solidarietà per il BPP.  Ci piacerebbe viaggiare avanti e indietro; hanno raccolto i soldi per noi. Ci sono stati movimenti di liberazione in Africa, che leggono il nostro giornale e ci hanno contattato , dice Kathleen Cleaver.

L’Algeria, che non aveva rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, ha invitato i Panthers ad istituire un’ambasciata. Gestita direttamente dai Cleavers, divenne la sezione internazionale del movimento; e fu lì che entrarono in contatto con la Corea del Nord.

Eldridge ha visitato Pyongyang brevemente ed è stato infuso con entusiasmo”,  Kathleen, allora segretario di comunicazione delle Pantere, ricorda in un suo progetto della memoria inedito.

Kathleen Cleaver racconta:  sembrava una sorta di Svizzera: marxista-leninista in alto sulle colline, molto pulito, molto tranquillo. E ‘stato tutto così esotico non certo tropicale o glamour.

Suo marito ammirava il paese perchè  “Era molto militarista e le pantere sono state attratte dal concetto di Juche; adattando alle circostanze. Era una specie di ciò che i Black Panthers facevano in america“.

L’ allenza finì quando Cleaver lasciò i Black Panthers dopo una disputa con Newton.

L’unico lascito duraturo è il nome di sua figlia, che la moglie di Kim Il-sung ha scelto personalmente. Lei rimane Joju Younghi: una giovane eroina nata nella Corea del Juche Coreano.

How Black Panthers turned to North Korea in fight against US imperialism

IL MIO VIAGGIO IN COREA DEL NORD

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I media Occidentali sono pieni di informazioni false

Ho avuto l’opportunità unica di trascorrere alcuni giorni in tre diverse parti della Repubblica Popolare Democratica di Corea, più comunemente nota come Corea del Nord. È stata un’esperienza eccezionale che ha sfidato molti dei preconcetti che io ed i visitatori occidentali che mi hanno accompagnato da Pechino avevamo andando li. Qui sotto riporto alcuni fatti sulla Corea del Nord che possono sorprendere, nello stesso modo in cui molti hanno sorpreso me.

1. Gli Americani sono benvenuti e non odiati
I Coreani hanno un livello molto alto di coscienza di classe e non accomunano il popolo Americano al nostro governo. Non fanno mistero del loro disprezzo dell’imperialismo americano, ma se dici che sei americano, la conversazione di solito verte sulla cultura o sullo sport piuttosto che sulla politica.
Alla Casa degli Studi del Popolo di Pyongyang (immagina la tua biblioteca pompata a steroidi: 30 milioni di libri!) il CD piu richiesto e’ il Greatest Hits dei Beatles, ed i Linkin Park pure sono molto in voga tra i giovani locali. I ragazzi sono affascinati dalla NBA, e conoscono molto piu che il solo Dennis Rodman del nostro campionato.

2. La dogana e le guardie di frontiera sono un’esperienza semplice e veloce
La maggior parte degli occidentali che viaggiavano con me da Pechino temeva che la procedura di ingresso nel paese sarebbe stata lunga e complicata. Tutti quanti sono quindi rimasti abbastanza sorpresi nel vedere che i nostri passaporti venivano esaminati ed i visti apposti senza nessuna domanda, e che solo una manciata di passeggeri hanno avuto i loro bagagli controllati. Prima del viaggio, le compagnie di viaggio ti mettono in guardia di non portare con te nessun libro sulla guerra di Corea o altri oggetti aventi la bandiera americana stampata. Può sembrare un buon consiglio, ma alla frontiera nessuno sembrava troppo preoccupato degli oggetti che entravano nel paese.

3. Pyongyang e’ bellissima, pulita e colorata
Pyongyang e’ probabilmente la citta’ piu’ bella del mondo ed e’ tenuta veramente bene. Considerando che la citta’ fu bombardata a tappeto dalle forze americane durante la Guerra di Corea (da loro chiamata Guerra di Liberazione della Madrepatria) e che solo 2 edifici rimanevano in piedi nel 1953, e’ un risultato notevole. Le statue e gli edifici grandiosi ispirano stupore, cosi come i grandi spazi verdi pieni di persone che si rilassano. Ci sono molti edifici nuovi che spuntano un po dappertutto e che fungono da appartamenti ma, anche quelli vecchi, sono tutti mantenuti in buone condizioni. Si dice spesso che a Pyongyang la notte e’ buia e, nonostante cio’ sia vero se paragonato ad una citta’ occidentale, la citta’ ha luci bellissime che illuminano la maggior parte del centro.

4. Il taglio di capelli alla Kim Jong Un praticamente non esiste
Sono riuscito ad individuare un uomo che portava i capelli come Kim Jong Un mentre ero in viaggio dall’aeroporto al centro citta’, e chiaramente non gli stava bene! Il taglio di capelli, dicevano la BBC ed il TIME riportando una notizia apparsa su un giornale sudcoreano, era obbligatorio per tutti i nordcoreani maschi maggiorenni. Questa notizia non solo e’ falsa, ma lo e’ anche l’accusa che tutti gli uomini del paese abbiano solo una varieta’ minima di tagli da cui scegliere, pena altrimenti una “sanzione statale”.  In realta’ la situazione e’ uguale come da noi, con i parrucchieri  che mostrano diversi tipi di tagli da cui i clienti possono scegliere ed indicare il numero corrispondente anche se, come succede a New York, cio’ non vuol dire che uno sia limitato a quel particolare taglio

5. I Coreani del Nord ridono, sorridono e scherzano tanto.
Probabilmente ti starai domandando che lo facciano solo per impressionare. Sarebbe un risultato incredibile il considerare solo una farsa tutte le risate genuine che mi sono fatto con loro. E non solo, dovremmo anche considerare la loro abilita’ nel sorridere non appena vedono una macchina viaggiare a tutta velocita’ con a bordo degli stranieri! I Coreani scherzano praticamente su tutto, dai Canadesi all’Hockey su ghiaccio (‘perche i canadesi fanno sesso da dietro? Cosi posso guardare la partita di Hockey’), dagli americani alla zona smilitarizzata al confine con la Corea del Sud (un americano offre una sigaretta ad un soldato nordcoreano oltre la linea di confine. Il soldato la fuma ma l’americano gli chiede perche, se lui odia gli americani, sta comunque fumando qualcosa che proviene dal’America. Il soldato risponde: non la sto fumando, la sto bruciando).

6. Una ideologia uniforme non significa personalita’ uniformi.
Un buon promemoria sul fatto che individualismo e individualita’ non sono la stessa cosa. Infatti, osservando la gente interagire, ho avuto l’impressione che una diversita’ di personalita’ fosse comune cosi come nell’Occidente libero. Le persone hanno interessi diversi, dallo sport alla cultura, e sono libere di scegliere tra quelli che piacciono loro o no.

7. Le persone sono incredibilmente ben vestite in tutto il paese.
Anche in campagna i Coreani si vestono in modo molto elegante. Non c’e stato un solo posto dove sono stato in cui abbia visto persone vestite in maniera dismessa o indossare vecchi abiti. Uomini e donne non vestono assolutamente allo stesso modo, come invece spesso pensiamo noi. E’ molto comune vedere le donne vestite in abiti dai colori sgargianti, da completi rosa ai tradizionali vestiti coreani. Gli uomini indossano spesso la cravatta, camicie e giacche ma non e’ difficile trovare alcuni di loro vestiti in modo sportivo, a seconda dell’occasione.

8. I bambini iniziano ad imparare l’inglese a 7 anni
La padronanza della lingua inglese, specialmente tra le giovani generazioni, è notevole. Mentre negli anni passati la scuola superiore era il luogo in cui i giovani iniziano a studiare inglese, ora lo fanno gia alle elementari. Nonostante alcuni bambini siano molto timidi (non vedono molti stranieri dopotutto), sono stato in grado di stringere la mano a qualcuno e persino scambiare qualche parola in inglese. Le lingue piu studiate sono, oltre all’inglese, anche il Cinese ed il Tedesco.

9. Il turismo decollera’ nel prossimo futuro.
Uno degli aspetti dell’economia che sara’ una priorita’ del governo nel futuro sembra essere il turismo. L’intero aeroporto di Pyongyang e’ al momento al centro di una vasta espansione e in costruzione. I coreani sono contenti di aprirsi al mondo, ma sono sicuri di farlo in modo molto diverso dai Cinesi (dopo essere stato a Pechino, l’onnipotenza di alcuni tra i peggiori aspetti della cultura occidentale da’ loro ogni buona ragione per essere cauti al riguardo). Air Koryo, la compagnia Nord Coreana a cui Sky Trax ha assegnato solo una stella di giudizio, e’ in realta’ molto meglio in termini di servizio e comodita’ di almeno una dozzina di altre compagnie con cui io abbia mai volato. Possiede una flotta di aerei Russi nuova di zecca che volano tra la capitale e Pechino, fornisce intrattenimento durante tutto il volo (il cartone animato per bambini Clever Raccoon Dog e’ spassoso) e serve anche un ‘hamburger’ (non molto buono in verita’, ma commestibile) e un assortimento vario di bevande quali caffe’, te’, birra e succhi di frutta. L;’esperienza nel suo complesso la potrei valutare con almeno tre stelle se dovessi dare un giudizio onesto!

10. I Coreani parlano del loro paese apertamente
Le persone sono molto aperte in merito ai problemi del paese e non si ritraggono dal discuterne gli aspetti piu difficili. Per esempio, ti parlano della “Arduous March” (vedi il ‘Periodo Speciale” a Cuba) dove la carestia, la siccita’ e le alluvioni sommate alla perdita quasi totale dei paesi partner nel commercio, ha portato il paese indietro di molti anni. Un paese che ancora nel 1980 aveva un tenore di vita piu alto dell Corea del Sud. Ti raccontano anche della Guerra di Corea e sono favorevoli ad un miglioramento delle relazioni con la Corea del Sud, in vista di una futura riunificazione. Comunque, sono tutti molto convinti e decisi sul fatto che non rinunceranno mai ai loro principi socialisti per favorire l’unificazione.

11. La birra e’ considerata un analcolico e le birrerie artigianali sono ovunque
Quasi ogni distretto nel paese ha adesso una propria birreria artigianale che rifornisce tutta l’area. Ce ne sono alcune di diverso tipo che sono apprezzate in tutto il paese e la maggior parte dei pasti vengono accompagnati da un po di birra. Allo Stadio Kim II Sung, dove inizia e finisce la Maratona di Pyongyang, non e’ stato difficile vedere nordcoreani bere una birra mentre guardavano la partita di esibizione tra due squadre di calcio locali. Pensa allo stadio degli Yankee, ma senza l’aggressivita’ della folla.

12. La maggioranza delle notizie dei giornali sulla Corea sono totalmente false
C’erano almeno un centinaio di americani a Pyongyang quando ci sono stato, in larga parte corridori amatoriali attirati dalla possibilita di competere per la prima volta alla maratona. Una coppia mi ha confermato di essere alla seconda visita nel paese dopo l’anno precedente. Mi hanno sottolineato di come fossero spaventati la prima volta che erano venuti, subito dopo che era uscita la notizia su Kim Jong Un che aveva ucciso la sua ex ragazza ed altre ragazze a causa di un video porno che avrebbero girato. La coppia mi ha raccontato di come, entrando al Teatro dell’Opera di Pyongyang, si sia imbattuta nelle stesse ragazze presunte morte che erano sedute di fronte a loro. I morti che camminano, insomma! Altre notizie recenti arrivate sulla stampa occidentale via Sud Corea raccontano di esecuzioni di massa allo stadio e dello zio di Kim Jong Un dato in pasto ad una muta di cani affamati, notizie che per gli occidentali che frequentano abitualmente il paese e che conoscono la situazione sono totalmente senza senso. Non dico questo per negare l’esistenza dei campi di lavoro e di prigionia, ma una demonizzazione sistematica del paese che ne distorce l’immagine completamente non e’ un buon servizio reso al popolo Coreano.

13. I Coreani non esitano a farti partecipe dei loro divertimenti
Sono stati organizzati molti eventi nella capitale per celebrare il compleanno di Kim II Sung, festa nazionale dove le persone hanno due giorni di vacanza dal lavoro. Alcuni di questi sono pubblici, come ad esempio i “balli di massa” dove centinaia di persone ballano nelle piazze principali al ritmo di canzoni popolari coreane. Altri eventi vedono persone impegnate in pranzi con le famiglie al parco mentre i bambini comprano gelati dai venditori ambulanti e vecchie ubriache ballano in maniera ridicola dopo avere bevuto troppo “soju” fatto in casa. Ma, come in qualsiasi stato autoritario che si rispetti, tu devi partecipare! L’essere timidi non e’ contemplato visto che ti tireranno per un braccio e ti insegneranno ogni signolo passo di danza anche se loro stessi non li sanno correttamente.
In breve, ho trovato i coreani del Nord uno tra i i popoli piu calorosi e genuini che abbia mai incontrato. Sarebbe stupido definire il paese come ‘Il paradiso dei lavoratori” considerando la gravita’ dei problemi che corre. Ma come in tutte le societa’, ci sono aspetti positivi e negativi. In ogni caso, considerando che hanno attraversato secoli di dominazione imperiale, la perdita di un quarto della popolazione nela Guerra di Corea, e continuano a mantenere il loro sistema sociale nonostante uno stato di guerra continuo, in definitiva hanno fatto qualcosa di estremamente notevole. I risultati raggiunti nel campo dell’educazione universitaria, la non esistenza del problema dei senzatetto, e l’immagine di un popolo degno e orgoglioso dovrebbe essere mostrata al mondo al fine di avere una piena e cosciente fotografia del paese.
Devo dire che il modo in cui la Corea del Nord e’ raffigurata nei media borghesi occidentali ci dice in modo molto onesto quanto sia molto piu efficace la nostra propaganda e le nostre tecniche di lavaggio del cervello rispetto ai loro. Il fatto che io abbia anche scritto sulle cose che ho visto e trovato nel paese evidenzia quanto poco sappiamo e comprendiamo della Corea del Nord. I problemi che la Corea affronta non sono mai contestualizzati come dovrebbero, e cioe’ quelli di una nazione oppressa che mira a liberarsi dalla schiavitu delle grandi potenze che cercano in ogni modo di incatenare ogni stato libero rimasto in questo morente mondo unipolare.

Oh, e ho quasi dimenticato di parlare delle armi nucleari! Bene, consideriamo per un momento che l’esercito Nord Coreano effettui esercitazioni militari su base annua in prossimita’ della costa di New York, simulando bombardamenti a tappeto su Manhattan e l’occupazione dell’intero paese, del quale controllano gia’ la meta’ occidentale. Non sarebbe un po comprensibile, dato il contesto, la voglia degli Americani di sviluppare armi nucleari come deterrente? I Coreani non sono affamti i guerra e nemmeno ‘ossessionati” dall’esercito o dai militari. Comunque, visto il modo in cui la situazione si e evoluta in Libia, sono tutti sempre piu convinti (e giustamente) che l’unica ragione per cui il loro stato indipendente continua ad esistere e’ per via dell’esistenza del loro arsenale nucleare. Per essere sicuri, non hanno intenzione di usarlo a meno di essere messi in una condizione in cui siano costretti a farlo.

Il mio desiderio piu sincero e che ci siano in futuro scambi culturali continui tra i Coreani del Nord e i paesi occidentali. Praticamente tutte le persone che sono ritornate con me a Pechino erano stupite di come diversa sia stata la loro esperienza rispetto a cio che si aspettavano.
Tutti, me compreso, abbiamo guadagnato molto dal contatto umanizzante con i nord coreani. Nonostante gli occidentali siano relativamente piu liberi di viaggiare dei nord coreani, trovo ironico di come i Coreani sappiano molto piu loro di noi che noi di loro. Ciò dovra assolutamente cambiare in futuro.

My trip to North Korea: 13 misconceptions corrected

Smontiamo assurdità e luoghi comuni inventati per screditare la Corea del Nord

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#1 «I bambini disabili vengono soffocati negli ospedali. Stessa sorte per i ragazzi più grandi: le policy del governo sanciscono che in Pyongyang non possono esserci disabili» disertori anonimi alla Free North Korea Radio, articolo di International Business Times.

«Nel Luglio 2002, il Comitato internazionale della Croce Rossa, in cooperazione con il Ministero della Salute Pubblica e la Croce Rossa della Corea del Nord, ha lanciato un programma di riabilitazione per gli amputati nel nuovo centro protesi di Songrim, a 30 chilometri a sud dalla capitale di Pyongyang.» Comitato internazionale della Croce Rossa, Report Annuale 2003.
Nel 2012 la Corea del Nord ha partecipato alla XIV edizione dei Giochi paralimpici estivi.
Video del Giorno delle persone disabili.

#2 «Corea del Nord: suonare il jazz è un crimine» Global Post.

Si possono trovare facilmente video di musica jazz nordcoreana

#3 Il video “How Americans Live Today” ritrae gli Stati Uniti secondo la propaganda di regime: gli statunitensi sarebbero ridotti a dei senzatetto che vivono in tende, mangiano uccelli per sopravvivere e sono costretti a sciogliere la neve per bere.

Alun Hill, un britannico, diffonde questo video alle maggiori testate mondiali (Huffington Post in primis), non parla una parola di coreano ma dice di aver ricevuto questo materiale dalle agenzie nordcoreane e di averlo tradotto. Qualche ora dopo si scopre tutta la messinscena di Alun Hill, ma è troppo tardi: il video ha fatto il giro del mondo.

#4 Kim Jong-un fa fucilare l’ex fidanzata insieme ad una dozzina di altri personaggi noti per la violazione delle leggi contro la pornografia. Essi hanno girato dei film porno e li hanno venduti al mercato nero. «Musicisti e ballerini della Wangjaesan Light Music Band e Mun Kyong-jin, vincitrice nel 2005 di un concorso internazionale in Ungheria nel 2005 e a capo della Unhasu Orchestra, gruppo di cui faceva parte la cantante Ri Sol-ju prima delle sue nozze con Kim Jong-un”. Arrestati e fucilati 3 giorni dopo per direttissima. Notizia rilasciata dal Chosun Ilbo e diffusa dal Telegraph e le testate di ogni parte del mondo: La StampaCorriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e così via

Nessuna prova è stata fornita a sostegno di questa notizia, al punto che una buona metà dei giornali, che avevano inizialmente riportato l’articolo, hanno avuto il buonsenso di rettificare, precisando l’inconsistenza dei dati sui quali si basa l’affermazione del Chosun Ilbo, già smascherato per le frequenti menzogne costruite ad arte sulla Corea del Nord. Toh, l’ex fidanzata di Kim Jong-un è viva

#5 «In Corea del Nord è illegale essere cristiano.» Fox News.

Non è vero, anche da Google Earth è possibile notare la cattedrale cristiana cattolica di Changchung e solo in Pyongyang ci sono altre tre chiese protestanti e una ortodossa russa. Riportiamo che limitata è la presenza dei cristiani nel paese (1,7%) e che in passato il governo si è adoperato per il loro contenimento. Riguardo le altre religioni citiamo i ceondoisti (13,3%) con il loro Partito Ceondoista Chongu e 21 seggi in Parlamento.

#6 Una vigilessa nordcoreana riceve il titolo di Eroina della Repubblica (NdR: il titolo più importante in Corea del Nord, assegnato per meriti in tempo di guerra) per aver spento le fiamme che avvolgevano un poster della propaganda, raffigurante Kim Jong-un. Un disertore anonimo sul Washington Post.

Altre testate ipotizzano che la vigilessa abbia salvato la vita di Kim Jong-un stesso da un complotto di alcuni alti ufficiali. L’unico dato certo è che la vigilessa è stata premiata, per il resto non c’è alcuna prova a sostegno di queste fantasie.

#7 «La Corea del nord sta addestrando delle squadre speciali di kamikaze nucleari. Il Ministro della Difesa Nazionale della Corea del sud, Kim Min Seok, ha detto che gli zaini nucleari sono delle bombe atomiche estremamente piccole ma serve una tecnologia molto avanzata per produrle» di NK News e rilanciata con alcune modifiche a piacere da IndependentFox News e così via

Tutto comincia durante la ventisettesima parata militare in Corea del Nord. Vengono inquadrati dagli obiettivi dei fotografi alcune unità dell’esercito equipaggiate di uno zainetto con il simbolo della radioattività sopra. In realtà sono unità create nel 1986 dall’Unione Sovietica che sono in grado di resistere al fallout radioattivo successivo all’esplosione di una bomba atomica.

#8 «Il sistema sanitario è insufficiente, le strutture sono fatiscenti e subiscono frequenti interruzioni di corrente, sono anche sprovviste di riscaldamento. Il personale medico non viene pagato e molti ospedali funzionano senza medicine. I poveri non avrebbero accesso a medicinali e ad interventi chirurgici. In alcuni casi si deve fare ricorso al baratto per curarsi se non si hanno i soldi necessari.» Amnesty International.

La risposta dell’Organizzazione mondiale della sanità per le Nazioni Unite (WHO):
«Da quello che ho visto posso dirvi che hanno un sistema sanitario che altre nazioni in via di sviluppo invidierebbero» Margaret Chan (2010) – Direttrice generale del WHO.«Amnesty International ha basato le sue dichiarazioni su un piccolo gruppo di persone che ha abbandonato la Corea del Nord nel 2001. Tutto ciò che viene riportato sono i racconti di persone che non sono sul posto. Quanto al pagamento od al baratto per le prestazioni mediche non abbiamo riscontrato casi simili» Paul Garwood – Portavoce del WHO.
Video dell’Ospedale dentistico
Video dell’Ospedale per la maternità
Video della Telemedicina
Video dell’Ospedale per il tumore alla mammella

#9 Shin Dong-Hyuk sarebbe nato in un campo di concentramento in Corea del Nord e sarebbe riuscito ad evadere nel 2005. Blaine Harden scrive il libro “Fuga dal Campo 14”, ormai di fama mondiale, basandosi sulle interviste a Shin, dove viene riportata la terribile storia di come abbia perso la sua famiglia: all’età di sei anni la madre e il fratello gli parlarono di un piano per fuggire dal campo, Shin li denuncia alle guardie in cambio di un po’ di cibo e assiste alla loro uccisione. Corriere della Sera, per esempio.

Il Washington Post ha scritto che Shin Dong-Hyuk ha ammesso di aver alterato alcuni dettagli della sua storia – Blaine Harden, ex giornalista del Washington Post – ha spiegato che Shin ha alterato molte parti del racconto, fra le tante il fatto che i suoi genitori si trovavano in realtà in campi diversi dal suo – falsificando praticamente tutta la trama.
In un post sulla sua pagina Facebook (è stata cancellata), Shin ha spiegato di aver alterato la storia per mantenere un distacco con il suo passato e non essere costretto a rivivere un momento difficile della sua vita. Ha scritto inoltre di essere dispiaciuto per aver mentito e ha aggiunto che probabilmente non aggiornerà più la sua pagina Facebook e non parteciperà più alle campagne per i diritti umani in Corea del Nord.
Nel dubbio però giriamoci un documentario.

#10 Kim Jong-il ha fatto 11 buche consecutive – con un solo colpo – al gioco del golf. Washington Times.

Il Washington Times cita l’International Business Time che cita a sua volta il Mirror che non prova la veridicità della notizia. Bene.

#11 I nordcoreani non hanno il cellulare. Gossip.

Nelle registrazioni video dei turisti sono facilmente individuabili persone con smartphone. Nel 2010 si stimavano 800.000 cellulari in circolo. Nel 2013 il governo ha avviato la produzione e diffusione del primo smartphone nordcoreano. C’è chi dice che tali apparecchi conterrebbero software che permetterebbe al governo di controllare i cittadini. Indovinate? Non ci sono prove nemmeno di questo.

#12 Il governo nordcoreano promuove il traffico di droga al confine con la Cina. Quando quest’ultima ha intensificato i controlli, gli spacciatori nordcoreani si sarebbero riversati sul mercato interno, procurando assuefazione da metanfetamine dal 40% al 50% della popolazione. Questo scrivono sul North Korean Review, giornale pubblicato dall’Istituto per gli studi nordcoreani di Detroit.

L’autore dell’articolo, una volta contattato personalmente, non ha rilasciato informazioni sulle sue fonti – d’altra parte ci chiediamo come questi studiosi avrebbero potuto condurre un’indagine così approfondita in un paese poco incline a farsi osservare dall’esterno – ma basta osservare i dati riportati per realizzare che le cifre sono uniche al mondo e decisamente poco credibili.

#13 «Le statue di Marx e Lenin in piazza Kim Il Sung sono state abbattute.» il Telegraph, citando NK News.

Non ci sono mai state le statue di Marx e Lenin in piazza Kim Il Sung. Il Telegraph riporta la notizia da NK News, alterandone il contenuto e parlando di statue anziché di ritratti. A scanso di equivoci, l’NK News è quello dei kamikaze nucleari di qualche riga sopra.

#14 Ri Sol Ju, moglie di Kim Jong-un, è scomparsa e potrebbe essere stata uccisa. Telegraph.

Nell’articolo, datato Dicembre 2013, si ipotizza che la moglie di Kim Jong-un sia stata messa a morte. Il gioco del Telegraph è sempre lo stesso, dato che nel 2012 scriveva la medesima cosa per essere poi smentito dalla riapparizione di Ri Sol Ju. E infatti, anche questa volta, ricomparirà in pubblico.

#15 «Il Generale Kim Chol è stato ucciso con un colpo di mortaio per aver bevuto del liquore durante il lutto nazionale per la morte di Kim Jong-il» Chosun Ilbo e Yonhap News Agency, rilanciata da Huffington Post, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Internazionale e così via

Oltre alle due agenzie sudcoreane, già famose per le frequenti e confermate diffamazioni nei confronti della Corea del Nord, non ci sono prove che accertano che questo fatto sia realmente accaduto. Foreign Policy e altre testate dichiareranno poco attendibili queste notizie.

#16 «Il governo nordcoreano ha dichiarato che gli unicorni esistono.» The Guardian.

No, il governo nordcoreano non ha dichiarato che gli unicorni esistono. Frutto di un errore di traduzione dal coreano all’inglese, la KCNA intendeva dire che alcuni archeologi nordcoreani avrebbero scoperto un luogo sacro, una cava chiamata Kiringul, che sarebbe la tana di un animale mitologico a metà fra un orso, un cavallo ed un bovino, chiamato Kirin. Tale animale, sempre nella mitologia coreana, sarebbe stato cavalcato dal Re Dongmyeong intorno alla metà del primo secolo a.C. Il Kirin ha un aspetto diverso nelle rappresentazioni cinesi e in quelle giapponesi.

#17 Nel 2006 la Cina ha inviato treni carichi di aiuti alimentari alla Corea del Nord, tramite la ferrovia. Il governo nordcoreano, una volta scaricati gli aiuti, si è appropriato anche dei treni e di circa 1.800 vagoni, rimandando a casa a piedi i lavoratori cinesi. A quel punto la Cina ha bloccato l’invio dei treni. Financial Times.

La notizia è rimbalzata su molte testate mondiali. Si scoprirà solo un anno dopo il traffico dei treni cinesi rimase invariato rendendo poco credibile la notizia dei treni rubati, come confermato dal Ministero dei Trasporti cinese, notizia che Reuters è costretta a riportare ma con l’aggiunta di un nuovo attore: un – ovviamente anonimo – impiegato di una “compagnia di spedizione” di Dandong, che avrebbe confermato la sospensione del traffico per tutto Settembre.

#18 «Non ci sono prove ma si suppone che Kim Jong-il abbia ucciso suo fratello di 5 anni, Kim Shu-ra, nella piscina della famiglia.» Telegraph.

Viene specificato che non ci sono prove che possano confermare la notizia. Appunto(?).

#19 Nel 1978, il regista Shin Sang-ok e sua moglie, un’attrice, vengono rapiti dal governo nordcoreano per girare film di propaganda come il remake di Godzilla in salsa socialista. Entrambi riuscirono miracolosamente a fuggire, raccontando l’orrore della loro prigionia.

Questa è una storia molto particolare, già le modalità del rapimento in sé sembrano più la trama di un film che qualcosa di vagamente credibile. La prima ad esser stata rapita sarebbe la moglie, ad Hong Kong. Shin, in pena per lei, si sarebbe recato sul luogo della sua scomparsa per indagare, ma venne anch’egli rapito. Trama degna, se non fosse che il regista, che ebbe un grande successo in Corea del sud, con i suoi 300 film, ebbe un brusco calo di popolarità negli anni ’70 a causa delle pesanti censure della dittatura sudcoreana di Park Chung-hee, che fece persino chiudere il suo studio dopo la sua fuga dal paese. Il governo nordcoreano continuerà a dichiarare che Shin Sang-ok si recò volontariamente in Corea del Nord e che venne ben pagato per le sue produzioni cinematografiche. Se fossero stati prigionieri, per quale motivo Kim Jong-il avrebbe permesso alla coppia di viaggiare a Vienna per il festival cinematografico e quindi di fuggire?

#20 «In ogni casa c’è una radio controllata dal governo. E’ possibile soltanto abbassare il volume dell’apparecchio ma non è possibile spegnerlo.» New Zealand Herald.

Vengono riportate alcune foto di radio da muro. Non c’è alcuna prova a sostegno di questa affermazione.

#21 La propaganda governativa sostiene che quando è nato Kim Jong-il una stella si è alzata in cielo, le stagioni sono cambiate ed è apparso un doppio arcobaleno. Inoltre Kim Jong-il non va mai al bagno e ha inventato gli hamburger. Tesi sostenute dal Guardian, per esempio.

Superfluo specificare che l’articolo non dimostra nulla di ciò che sostiene, e che non esiste una singola intervista a un qualsiasi cittadino nordcoreano che dimostri che queste credenze siano radicate nella popolazione.

#22 «In Corea del Nord c’è il cannibalismo. Le famiglie mangiano i propri bambini.» Telegraph.

Nessuna prova di quello che si sostiene, tranne i racconti dei testimoni oculari anonimi come “Mister Lee di 52 anni”. Nell’articolo, Gerald Bourke del WFP [NdR: Programma alimentare mondiale], sottolinea come tali affermazioni siano difficili da verificare.

#23 «Il WFP ha chiesto l’accesso ad alcuni mercati sospetti, dove si venderebbe carne umana. Il governo ha però chiuso quei mercati per “ragioni di sicurezza”.» Telegraph.

E’ impossibile trovare questa dichiarazione del WFP.

#24 C’è un solo presentatore in tutta la televisione nordcoreana. Gossip.

No, ce ne sono svariati e sono presenti in molti video pubblici.

#25 Nella crisi del 2013 la Corea del Nord voleva lanciare missili nucleari contro gli USA. La totalità dei media.

La Corea del Nord ha dichiarato che non verranno tollerate ulteriori esercitazioni militari degli Stati Uniti assieme alle forze sudcoreane, lungo il confine, nelle quali si simula l’invasione di una ipotetica nazione. Inoltre il paese ha firmato il trattato NFU (No First Use), insieme a Cina ed India, il quale sancisce che la Corea del Nord non ricorrerà mai al proprio arsenale nucleare per offendere alcuna nazione estera ma ne farà uso soltanto se attaccata con armi nucleari. Gli Stati Uniti non hanno firmato questo trattato.

#26 Ai funerali di Kim Jong-il le folle che si disperano sono composte da attori pagati dal regime. «Ve lo garantisco […]  sono stati pagati con hamburgers» Bill O’Reilly su Fox News.

Sulla storia degli hamburgers non c’è bisogno di commenti, mentre quello che c’è da sottolineare è che tali comportamenti fanno parte della cultura confuciana coreana e sono presenti anche nei funerali in Corea del Sud.

#27 C’è solo un posto dove ci sono videogiochi in Corea del Nord, è il Bowling di Pyongyang. Gossip.

I videogiochi sono abbastanza diffusi in altre strutture ricreative, nelle abitazioni e ovviamente sugli smartphones.

#28 «Kim Jong-un ha paura dei barbieri, quindi si fa i capelli da solo» International Business Time.

Non ci sono prove che lo dimostrano.

#29 Jong-Chul, fratello maggiore di Kim Jong-un, è stato scartato come successore perché troppo effeminato. Washington Post e così via

Tutta la notizia gira intorno alla dichiarazione “Jong-Chul aveva il cuore caldo di una ragazza” ritrovata in un’autobiografia dello chef di sushi che avrebbe lavorato a stretto contatto con Kim Jong-il. A sostegno di questa affermazione c’è anche il fatto che Jong-Chul è stato “beccato” a un concerto di Eric Clapton. Grandi esempi di giornalismo.

#30 Nel Camp 22 si svolgono test chimici sui prigionieri. Una guardia della prigione, che è fuggita dal paese, denuncia: «Ho visto un’intera famiglia testata con una sostanza chimica soffocante e morire nelle camere a gas: i genitori, un figlio ed una figlia. I primi vomitavano e morivano, ma fino all’ultimo tentarono di salvare i loro figli facendogli la respirazione bocca a bocca» Telegraph.

L’articolo riporta gli studi fatti da 38north. L’articolo di quest’ultimo, che tratta degli esperimenti chimici sui prigionieri, specifica che tale tesi è difficilmente verificabile. Strano, perché su un altro autorevole giornale si diceva che i prigionieri del Camp 22 fossero stati tutti sterminati. Una serie di dati difficilmente verificabili ed in contrasto fra loro. Comunque: nessuna prova.

#31 L’edificio alle spalle della statua di Kim Il Sung e Kim Jong-il sarebbe una struttura blindata, usata dall’organizzazione governativa chiamata Room 39, dove si svolgono una serie di attività illegali come la produzione di denaro falso, vendita di armi o la sintetizzazione ed il traffico della droga. Financial Times.

In realtà quell’edificio è il Museo della Rivoluzione coreana ed è un edificio pubblico, visitabile da cima a fondo. Altre fonti sostengono che la Room 39 si trovi all’interno dell’edificio del Partito dei Lavoratori. Non ci sono prove a sostegno di queste tesi.

#32 «Kim Jong-un sta studiando il Mein Kampf e lo sta diffondendo ai suoi ufficiali per trarne spunti» un disertore anonimo al New Focus International (?) e diffuso dai giornalai di Washington Post, Internazionale e così via

L’accusa viene dal solito disertore che sarebbe ora rifugiato in Cina. Fatto, impossibile da verificare, che ha suscitato molto scalpore nel governo nordcoreano, il quale ha respinto pubblicamente l’accusa e ha minacciato di morte coloro che hanno diffuso tale notizia.
Occorre ricordare che l’influenza sovietica sui testi di storia in Corea del Nord ed il fatto che la Germania nazista fosse alleata con l’Impero giapponese (che ha colonizzato la Corea) significa che i nordcoreani disprezzano la germania nazista, e anche i media nordcoreani spesso comparano la Corea del Sud e i leader statunitensi a Hitler.

#33 Per la prima volta dopo 20 anni, nel 2012, alle donne è permesso andare in bicicletta. Un anonimo al Daily NK.

Video ben precedenti al 2012 mostrano donne in bicicletta. Considerando poi che questo è stato per molti anni il mezzo di locomozione più usato per gran parte della popolazione, la dichiarazione risulta ancora più ridicola. Nel 2013, sempre il Daily NK ha dichiarato, tramite le sue attendibili fonti anonime, che alle donne è stato nuovamente proibito l’uso della bicicletta.

#34 Non ci sono prove, ma l’ABC sostiene che gli atleti nordcoreani che perdono nelle competizioni, vengano espulsi dalle loro organizzazioni sportive ed assegnati ai campi di lavoro. Se addirittura perdono contro rivali come USA e Corea del Sud possono esserci conseguenze peggiori. Huffington Post.

Non ci sono prove che lo dimostrano. Ennesimo articolo fondato sulle dichiarazioni inverificabili dei disertori anonimi.

#35 «Lo zio di Kim [NdR: Jang Song-Thaek, condannato a morte da Kim Jong-un] è stato sbranato vivo dai cani» Corriere della Sera, citando il Wen Wei Po.

I più puntigliosi ricorderanno le esecuzioni inventate di sana pianta come quelle a colpi di mortaio, un facile paragone con questa storia, addirittura più incredibile, sarebbe bastato per minare la credibilità della notizia. Per i più creduloni invece basti sapere che il Wen Wei Po è stato dichiarato dall’Università Cinese fra i peggiori giornali in quanto ad affidabilità (proprio a causa delle sue notizie sensazionalistiche), infatti ha scritto l’articolo basandosi su un post satirico trovato sui social network cinesi.

#36 «Il giovane leader [NdR: Kim Jong-un] avrebbe imposto il suo taglio di capelli a tutta la popolazione maschile: capelli rasati ai lati e il ciuffo sparato in alto» apparso su Ansa, sulla BBC o in forma alterata su Il Fatto Quotidiano, citando come fonte Radio Free Asia.

Radio Free Asia, finanziata dagli Stati Uniti, fa innanzitutto riferimento agli studenti e non a tutta la popolazione, e cita a sua volta la RFA’s Korean Service, la quale avrebbe raccolto le testimonianze – ovviamente anonime – dello scontento fra i ragazzi per questa imposizione del governo.
Fatta questa precisazione, si è sollevato il coro degli scettici, primo fra tutti il Washington Post, il quale ha riportato le testimonianze di persone sul posto che non hanno notato il taglio coatto dei capelli.
Andray Abrahamian, Direttore Esecutivo del Choson Exchange: “Tutti avevano un taglio di capelli particolare nell’ultima settimana […] penso che possiamo aggiungerla alla lunga lista delle storie ridicole sulla Corea del Nord”.

#37 «Un lanciafiamme è stato utilizzato per giustiziare l’ufficiale leale a Jang Song-Thaek» Telegraph.

La fonte è sempre il Chosun Ilbo, il Telegraph sostiene che la notizia debba ancora essere confermata ma nel dubbio meglio correre a pubblicare l’articolo.

#38 «Hanno raccontato agli appassionati di calcio della Corea del Nord che la loro squadra giocherà contro il Portogallo in finale dei Mondiali» Mirror.

Il video, che mostra i telegiornali nordcoreani annunciare la finale del mondiale per la loro nazionale, è un fake.

#39 «Kim Jong-un non riesce più a fare a meno dell’Emmental: salute a rischio. Il dittatore della Corea del Nord, nelle sue ultime uscire, è apparso molto appesantito. E gira voce che la sua irrefrenabile passione per il formaggio svizzero gli stia causando seri problemi. Una passione irrefrenabile, nata quando, da ragazzino, studiava in Europa. E che ora potrebbe costargli molto cara. Kim Jong-Un non riuscirebbe a fare a meno dell’Emmental e ne starebbe mangiando così tanto da accusare problemi di salute. Il dittatore nordcoreano, nelle ultime uscite, è apparso decisamente fuori forma e alcuni tabloid inglesi e statunitensi ipotizzano una vera e propria dipendenza dal formaggio svizzero. “Vuole somigliare a suo nonno” – Intervistato dal Mirror, il dissidente Cho Myung-Chul ipotizza però vi sia un’altra ragione dietro alle abbuffate di formaggio del paffuto dittatore.» TGCOM24.

Tutto sommato credibile.

#40 «La finale di calcio dei giochi Asiatici 2014 è stato il più duro dei derby: La dittatura di Pyongyang contro la democrazia di Seul. Vince quest’ultima. Una sconfitta tremenda per il Nord, che avrebbe risposto come la peggiore delle democrazie: subito dopo la sconfitta, le guardie del regime di Kim Jong-un, hanno caricato su un pullman tutti i giocatori e lo staff della nazionale, e da quel momento non si hanno più notizie sulla sorte dei giocatori e dell’intero gruppo. Secondo quanto rivelano fonti autorevoli della stampa locale, la nazionale sarebbe stata spedita nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza. Il terribile sospetto, che assomiglia sinistramente a una certezza, è che l’intera nazionale sia stata condannata a morte. Per altro il Rodong Sinmum, organo del comitato centrale e maggiore quotidiano nazionale, dopo la sconfitta ha pubblicato in prima pagina una fotografia della squadra e in calce il commento: “Gli uomini che ci hanno rovinato”. Nel commento si parlava della necessità di una pena esemplare, che a Pyongyang significa pena di morte, esecuzione in pubblica piazza. Già dopo i Mondiali del 2010 la Fifa appurò che i giocatori, “colpevoli” per aver perso tutte e tre le partite, dopo il torneo subirono crudeli torture dagli aguzzini del regime comunista.» LiberoQuotidiano.

Altre congetture mai provate sulle punizioni inflitte agli sportivi. Inoltre la notizia dei Mondiali 2010 era stata diffusa dal National Report, giornale satirico.

Voxkomm

50 cose che non ti hanno mai detto su Hugo Chávez e la Rivoluzione Bolivariana

Mai nella storia dell’America Latina un leader politico aveva raggiunto una legittimità democratica così incontestabile. Dal suo arrivo al potere, nel 1999, ci sono state 16 elezioni in Venezuela. Hugo Chávez ne ha vinte 15, fra cui l’ultima il 7 ottobre 2012. Ha sempre sconfitto i suoi rivali con uno scarto fra i 10 e i 20 punti.

Tutti gli organismi internazionali, dall’Unione Europea fino all’Organizzazione degli Stati Americani, passando per l’Unione delle Nazioni Sudamericane e il Centro Carter, si sono dimostrate unanimi nel riconoscere la trasparenza degli scrutini.

James Carter, ex presidente degli Stati Uniti, ha perfino dichiarato che il sistema elettorale del Venezuela era “il migliore al mondo”.

L’universalizzazione dell’accesso all’istruzione instaurata nel 1998 ha avuto risultati eccezionali. Circa un milione e mezzo di venezuelani hanno imparato a leggere e scrivere grazie alla campagna di alfabetizzazione denominata Missione Robinson I.

Nel dicembre del 2005, l’UNESCO ha dichiarato che era stato sradicato l’analfabetismo in Venezuela.

Il numero di bambini scolarizzati è passato da 6 milioni nel 1998 a 13 milioni nel 2011, e il tasso di scolarizzazione è adesso del 93,2%.

La Missione Robinson II è stata lanciata per portare la popolazione nel suo insieme al raggiungimento del livello di istruzione secondario. Così il tasso di scolarizzazione nella scuola secondaria è passato dal 53,6% nel 200 al 73,3% nel 2011.

Le missioni Ribas e Sucre hanno permesso a decine di migliaia di giovani adulti di intraprendere studi universitari. Così il numero di studenti è passato da 895.000 nel 2000 a 2,3 milioni nel 2011, con la creazione di nuove università.

Per quanto riguarda la sanità, si è creato il Sistema Pubblico Nazionale (Sistema Público Nacional de Salud) per garantire l’accesso gratuito alle cure mediche a tutti i venezuelani. Fra il 2005 e il 2012 si sono creati 7.873 presidi medici in Venezuela.

Il numero di medici è passato da 20 per 100.000 abitanti nel 1999 a 80 per 100.000 abitanti nel 2010, ovvero un aumento del 400%.

La Missione Barrio Adentro I ha permesso di realizzare 534 milioni di consultazioni mediche. Circa 17 milioni di persone hanno potuto essere visitate, mentre nel 1998 meno di 3 milioni di vite avevano accesso regolare alla sanità. Si sono salvate 1,7 milioni di vite fra il 2003 e il 2011.

Il tasso di mortalità infantile è passato dal 19,1 per mille nel 1999 al 10 per mille nel 2012, ovvero una riduzione del 49%.

L’aspettativa di vita è passata da 72,2 anni nel 1999 a 74,3 anni nel 2011.

Grazie all’Operación Milagro, lanciata nel 2004, 1,5 milioni di venezuelani affetti da cataratte o altre patologie oculari hanno recuperato la vista.

Dal 1999 al 2011 il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5%, il tasso di povertà estrema dal 16,6% nel 1999 al 7% nel 2011.

Nella classifica dell’Indice di Sviluppo Umano del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela è passato dall’ottantatreesimo posto nell’anno 2000 (0,656) al settantatreesimo posto nel 2011 (0,735), ed è entrato nella categoria delle nazioni con un indice di sviluppo umano elevato.

Il coefficiente GINI, che permette di calcolare la disuguaglianza in un paese, è passato dallo 0,46 nel 1999 allo 0,39 nel 2011.

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, il Venezuela mostra il coefficiente GINI più basso dell’America Latina, essendo il paese della regione dove c’è meno disuguaglianza.

Il tasso di denutrizione infantile si è ridotto del 40% dal 1999.

Nel 1999, l’82% della popolazione aveva accesso all’acqua potabile. Ora è il 95%.

Durante la presidenza di Chávez, la spesa sociale è aumentata del 60,6%.

Prima del 1999, solo 387.000 anziani ricevevano una pensione. Ora sono 2,1 milioni.

Dal 1999 si sono costruite 700.000 alloggi in Venezuela.

Dal 1999, il governo ha consegnato più di un milione di ettari di terra ai popoli aborigeni del paese.

La riforma agraria ha permesso a decine di migliaia di agricoltori di essere padroni della propria terra. In totale, si sono distribuiti più di tre milioni di ettari.

Nel 1999, il Venezuela produceva il 51% degli alimenti che consumava. Nel 2012 la produzione è del 71%, mentre il consumo di alimenti è aumentato dell’81% dal 1999. Se il consumo del 2012 fosse simile a quello del 1999, il Venezuela produrrebbe il 140% degli alimenti consumati a livello nazionale.

Dal 1999, le calorie consumate dai venezuelani sono aumentate del 50% grazie alla Misión Alimentación, che ha creato una catena di distribuzione di 22.000 magazzini alimentari (MERCAL, Casas de Alimentación, Red PDVAL), in cui i prodotti sono sovvenzionati fino al 30%. Il consumo di carne è aumentato del 75% dal 1999.

Cinque milioni di bambini ricevono adesso alimentazione gratuita attraverso il Programa de Alimentación Escolar. Erano 250.000 nel 1999.

Il tasso di denutrizione è passato dal 21% nel 1998 a meno del 3% nel 2012.

Secondo la FAO, il Venezuela è il paese dell’America Latina e dei Caraibi che è più avanti nella lotta per eliminare la fame.

La nazionalizzazione dell’ente petrolifero PDVSA nel 2003 ha permesso al Venezuela di recuperare la sua sovranità energetica.

La nazionalizzazione del settore dell’elettricità e di quello delle telecomunicazioni (CANTV e Electricidad de Caracas) ha permesso di porre fine a situazioni di monopolio e di universalizzare l’accesso a questi servizi.

Dal 1999 si sono create più di 50.000 cooperative in tutti i settori dell’economia.

Il tasso di disoccupazione è passato dal 15,2% nel 1998 al 6,4% nel 2012, con la creazione di oltre 4 milioni di posti di lavoro.

Il salario minimo è passato da 100 bolívares (16 dollari) nel 1998 a 247,52 bolívares (330 dollari) nel 2012, ovvero un aumento di oltre il 2.000%. Si tratta del salario minimo più alto dell’America Latina.

Nel 1999, il 65% della popolazione attiva percepiva il salario minimo. Nel 2012 solo il 21,1% dei lavoratori si trovano a questo livello salariale.

Gli adulti che non hanno mai lavorato dispongono di un reddito di protezione equivalente al 60% del salario minimo.

Le donne sole, così come le persone portatrici di handicap, ricevono un aiuto equivalente all’80% del salario minimo.

L’orario di lavoro è stato ridotto a 6 ore al giorno e a 36 ore settimanali, senza diminuzione salariale.

Il debito pubblico è passato dal 45% del PIL nel 1998 al 20% nel 2011. Il Venezuela si è ritirato dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, rimborsando con anticipo tutti i suoi debiti.

Nel 2012 il tasso di crescita del Venezuela è stato del 5,5%, uno dei più elevati del mondo.

Il PIL pro capite è passato da 4.100 dollari nel 1999 a 10.810 dollari nel 2011.

Secondo il rapporto annuale World Happiness del 2012, il Venezuela è il secondo paese più felice dell’America Latina, dietro il Costa Rica, e il diciannovesimo a livello mondiale, davanti a Germania o Spagna.

Il Venezuela offre un appoggio diretto al continente americano più importante di quello fornito dagli Stati Uniti. Nel 2.700 Chávez ha destinato più di 8.800 milioni di dollari a donazioni, finanziamenti e aiuti energetici, a fronte dei soli 3.000 milioni dell’amministrazione Bush.

Per la prima volta nella sua storia, il Venezuela dispone dei suoi satelliti (Bolívar e Miranda) ed ha ora la sovranità nel campo della tecnologia spaziale. Internet e le telecomunicazioni coprono tutto il territorio.

La creazione di Petrocaribe nel 2005 permette a 18 paesi dell’America Latina e dei Caraibi, ovvero 90 milioni di persone, di acquistare petrolio sovvenzionato fra il 40% e il 60%, e di assicurarsi il proprio fabbisogno energetico.

Il Venezuela porta aiuto anche alle comunità svantaggiate degli Stati Uniti, fornendo loro combustibile a tariffe agevolate.

La creazione della Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) nel 2004 fra Cuba e Venezuela ha posto le basi di un’alleanza di integrazione basata sulla cooperazione e la reciprocità, che raggruppa 8 paesi membri, e che pone l’essere umano al centro del progetto di società, con l’obiettivo di lottare contro la povertà e l’esclusione sociale.

Hugo Chávez è stato l’artefice della creazione nel 2011 della Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), che raggruppa per la prima volta le 33 nazioni della regione, che così si emancipano dalla tutela di Stati Uniti e Canada.

Hugo Chávez ha svolto un ruolo chiave nel processo di pace in Colombia. Secondo il presidente Juan Manuel Santos, «se stiamo avanzando in un progetto solido di pace, con progressi chiari e concreti, progressi mai raggiunti prima con le FARC, è anche grazie alla dedizione e all’impegno di Chávez e del governo del Venezuela».

Fonte:http://www.oggitreviso.it/hugo-chavez-50-motivi-cui-mi-piace-80979

Antiamericanismo o antimperialismo?

”È inutile attaccare l’imperialismo o il militarismo nella loro manifestazione politica se non si punta l’ascia alla radice economica dell’albero e se le classi che hanno interesse nell’imperialismo non vengono private dei redditi eccedenti che cercano questo sfogo”
(Hobson, L’imperialismo)

Quando critichiamo gli Stati Uniti, alcuni ci dicono, da destra e sempre più spesso anche da sinistra: “Ecco, vedete, il vostro è il solito antiamericanismo di maniera, tipico di certa sinistra”. “Gli americani”, continuano costoro, “certo commettono errori, anche gravi, ma ci hanno liberato dal nazifascismo, sono una grande democrazia, e patria della lotta per i diritti civili e delle espressioni più avanzate nell’arte, nella letteratura, nella musica. Inoltre,” aggiungono costoro, “proprio perché sono una democrazia gli errori alla fine vengono fuori ed è possibile criticarli e correggerli.” A sentire questa difesa degli Usa c’è veramente da rammaricarsi della rozzezza di quei popoli, dai coreani, ai latino-americani, ai vietnamiti, agli iracheni, e agli afghani, che, a quanto pare, non riescono proprio ad apprezzare i contributi dati dagli americani allo sviluppo della civiltà umana. E c’è da felicitarsi che, dopo bombardamenti e invasioni (sempre dopo, badate bene …), si ammetta candidamente di essersi sbagliati, come nel caso della inesistenza delle armi di distruzioni di massa in Iraq.

Ad ogni modo, è abbastanza ovvio che, se critichiamo gli Usa, non ne critichiamo tout court i cittadini. Tra questi numerosi sono quelli critici verso il loro stesso governo, che, ricordiamolo, viene eletto solo da una minoranza degli aventi diritto, e attraverso un sistema elettorale rigidamente maggioritario, che esclude a priori posizioni critiche, come ci ricorda Luciano Canfora nel suo “Democrazia storia di una ideologia”. Quello che si critica, criticando gli Usa, è il loro ruolo imperialista e, in particolare, la natura imperialista dello Stato statunitense. E qui veniamo al nocciolo del discorso. Infatti, una delle categorie che più ha fatto le spese della sconfitta culturale della sinistra è quella di imperialismo. Nella generale rincorsa al “nuovismo” politico e culturale la meschina è finita in soffitta, evidentemente macchiatasi della colpa di essersi di essersi troppo compromessa con il comunismo.

Del resto, come dimenticare, “L’imperialismo fase suprema del capitalismo” di Lenin? Qualcuno, per la verità, oggi potrebbe stupirsi sapendo che la categoria di imperialismo fu elaborata inizialmente (1902) da un liberale inglese, Hobson, e ulteriormente sviluppata da un socialdemocratico austriaco, Hilferding, verso i quali Lenin riconobbe il suo debito. La teoria dell’imperialismo è complessa. Comunque, al nocciolo sostiene che nelle economie capitalistiche più avanzate, ad un certo stadio del loro sviluppo, prevale il capitale finanziario e speculativo. Si afferma così una tendenza al dominio di altri paesi, per accaparrarsi mercati di sbocco per i propri capitali e per controllare le fonti e la distribuzione delle materie prime. Da ciò deriva una permanente competizione tra gli Stati e una continua tendenza alla guerra. Di conseguenza lo Stato, il suo apparato militare, e il debito pubblico si sviluppano con l’imperialismo a livelli mai visti prima. Nella categoria di imperialismo vengono così sintetizzati un aspetto economico, uno politico e uno militare, visto che si presuppone una trasformazione interna alle società capitalisticamente più evolute come base per una politica militarista ed espansionista. Dunque, un paese non è imperialista semplicemente per predisposizione culturale, psicologica o morale dei suoi abitanti, ma per precise ragioni strutturali, sociali ed economiche.

Torniamo ora all’antiamericanismo. Gli Usa rappresentano oggi forse la concretizzazione più perfetta della categoria di imperialismo. Gli Usa, potendo contare su una egemonia mondiale quasi assoluta sui mercati finanziari e valutari, hanno spostato negli ultimi trenta anni gran parte delle loro potenzialità industriali all’estero. Ne è risultato un enorme debito del commercio estero e del bilancio statale, che accentua la natura parassitaria degli Usa, facendone il più grande debitore internazionale. Gli Usa alimentano i loro mercati finanziari e il loro debito con il risparmio che affluisce da tutto il mondo, soprattutto sotto forma di investimenti in titoli del tesoro Usa. Ma ciò è possibile solo nella misura in cui il dollaro mantiene il ruolo di moneta di riserva e di scambio internazionale e, visto che l’economia americana si indebolisce nei confronti di altre economie più dinamiche e con forti attivi commerciali (Germania, Cina, Giappone), gli Usa possono mantenere il dollaro nel suo ruolo solo conservando lo strapotere militare di cui fino ad ora hanno beneficiato. L’invasione irachena, ad esempio, fu dettata dal timore che l’Iraq potesse quotare il petrolio in valute diverse dal dollaro, spingendo altri paesi produttori (Iran, Venezuela, Russia) a fare lo stesso, e mettendo in crisi il dollaro come valuta internazionale.

Cambiare questa situazione non è facile, proprio perché è strutturale e ormai molto radicata, proprio per la grandezza del debito e la cronica dipendenza dall’estero. Bisognerebbe mutare i rapporti economici interni e andare ad uno scontro radicale con chi detiene il potere finanziario ed industriale. Anche ammettendo che il sistema elettorale Usa rifletta la volontà della maggioranza e non sia controllato dall’elite economica, un nuovo presidente che desiderasse modificare la situazione, incontrerebbe tali difficoltà da trovare impossibile realizzare il suo progetto. Ad ogni modo, i primi atti del presidente Obama non sembrano rivelare intenzioni del genere, se li guardiamo al di là della mitizzazione massmediatica del personaggio. Obama si è circondato di quegli stessi consiglieri e ministri che con Clinton inaugurarono la deregulation della finanza e dell’economia e ha riconfermato a capo della Federal Reserve proprio Bernanke, autore della deleteria politica dei bassi tassi d’interesse. Uomini che sono espressione dell’elite finanziaria Usa e che hanno costruito le basi per le enormi speculazioni e arricchimenti dell’elite finanzia negli ultimi quindici anni e per lo scoppio della crisi dei mutui.

Le enormi spese destinate da Obama in grandissima parte a salvare Wall Street e le grandi banche hanno non solo aumentato debito e deficit statale a livelli insostenibili, ma hanno anche creato, insieme ai tassi d’interesse ormai allo zero, nuove occasioni speculative e i presupposti per nuove e più pericolose bolle finanziarie. Il meccanismo perverso dell’indebitamento non è in via di smantellamento, anzi viene rafforzato. Sul piano della politica militare, al di là del nuovo approccio “realistico” (come lo definisce il neocon Wolfowitz), che mette da parte il fondamentalismo “democratico” e religioso di Bush, la sostanza non cambia. Il ministro della Difesa di Obama, Robert Gates, è quello di Bush, le spese militari sono state aumentate, e persino la pratica delle famigerate extraordinary rendition è stata mantenuta. I mutamenti nella strategia militare sono quelli già decisi dalla precedente amministrazione: il baricentro dell’azione bellica è spostato dall’Iraq, ormai sotto controllo, verso l’Afghanistan, che ricopre oggi una importanza geostrategica unica (al centro tra l’Europa, le intatte risorse energetiche dell’Asia centrale, la Russia, l’India e … la Cina), ancora maggiore che nel XIX secolo, quando fu terreno di scontro tra gli imperialismi britannico e russo. Infatti, in Afghanistan il conflitto si sta allargando anziché restringersi, grazie all’aumento progressivo delle truppe disposto da Obama (cui vanno aggiunti 68mila soldati privati), mentre continuano i sanguinosi bombardanti dei civili, ad opera anche della Nato, come ci conferma anche la cronaca odierna. Un presidente con una immagine nuova e migliore, come Obama, rispondeva all’esigenza di implementare meglio quella strategia di maggiore coinvolgimento degli alleati occidentali (attraverso la Nato), già avviata nell’ultimo periodo dell’amministrazione Bush, nella consapevolezza che gli Usa non hanno risorse finanziarie e umane per gestire i vari fronti di guerra aperti.

Gli Usa non sono la sola potenza imperialista, ma sono sicuramente la potenza imperialista più pericolosa, in parte perché la loro egemonia un tempo assoluta è ora a rischio e in parte perché hanno una forza bellica preponderante. Il combinato disposto di decadenza economica e strapotere militare spingono oggettivamente gli Usa alla destabilizzazione dei nuovi rapporti di forza economici tra aree economiche mondiali, e quindi alla guerra, sia minacciata che guerreggiata.

Antiamericanismo o antimperialismo?

Vi racconto cosa succede realmente in Siria

La Siria sta pagando un prezzo altissimo per una partita che serve a stabilire nuovi equilibri mondiali e in Italia la verità non viene detta, viene raccontata un’altra realtà”. E’ quanto afferma Mimmo Srour, siriano, ingegnere, ex assessore della Regione Abruzzo e della Provincia dell’Aquila, ex sindaco di Sant’Eusanio Forconese, comune in provincia de L’Aquila.
Srour è nato a Nakib, in Siria, dove è rimasto fino al momento di intraprendere gli studi universitari. Il suo vero nome è Mahmoud ma tutti lo chiamano “Mimmo” fin da quando venne in Italia, nel 1969, per laurearsi in Ingegneria presso l’Università dell’Aquila, città dove ha deciso di restare mettendo sù famiglia.
Mimmo Srour conosce bene la Siria e anche in questi momenti così delicati e complessi continua ad essere in contatto costante con persone, che ricoprono vari incarichi, che vivono in Siria. L’aspetto che mette in evidenza e che non riesce ad accettare riguarda l’informazione di parte che viene portata avanti in Occidente. “Un po’ di tempo fa alcuni giornalisti italiani, di giornali anche blasonati, sono andati in Siria – afferma – e una volta tornati nessun giornale gli ha dato la possibilità di scrivere e raccontare quello che avevano visto. E’ stato imposto il silenzio su quanto sta accadendo in Siria”.

Secondo lei cosa sta accadendo in Siria?
Io sono convinto che tutto è già stato scritto da parecchio tempo. Chi è attento a quello che succede in Siria, queste cose le ha sentite e lette tempo fa, da tanto si parla di Grande Medio Oriente, di disordine creativo. Hanno promesso queste cose a tutto il bacino del Mediterraneo. Vi sono in atto nuovi equilibri mondiali, in cui la Russia aspira ad un ruolo diverso rispetto a quello che ha assunto negli ultimi anni, dopo il crollo del muro di Berlino e dell’Unione sovietica. Dietro la Russia sembra che ci sia la Cina, ma anche Brasile, India e Sudafrica, cioè i cinque Paesi che compongono il BRICS. Credo che la Siria stia pagando questo prezzo e per questo si sta combattendo una guerra. Il Times ha scritto che quelli che combattono in Siria in realtà sono tutti mercenari, combattono dietro un compenso pagato dai Paesi del Golfo. E’ vero che in Siria ci sono dei problemi, tra cui la corruzione, però questo non c’entra niente con quanto sta accadendo, i Paesi del Golfo hanno voluto approfittare della situazione difficile per arrivare ad un loro obiettivo. Basta guardare la carta geografica e leggere cosa sta succedendo in questi giorni in Pakistan, in Afghanistan dove sappiamo chi c’è, in Iran, in Iraq e in Siria che diventa la porta verso il Mediterraneo. Il “cambio del regime” in Siria è una parola d’ordine e solo le parole d’ordine si rispettano in questo modo: con il silenzio. Nessuno dice, nemmeno per dovere dell’informazione, cosa fa una parte e cosa sta facendo l’altra. Si stanno verificando atti di puro terrorismo, come l’attentato che è successo a Damasco. Non capisco perché se il ministro della Difesa e il viceministro sono colpevoli allora li portiamo a processo, altrimenti li uccidiamo con le bombe. Oggi in Siria non si può viaggiare da una città all’altra perché c’è il rischio di essere sequestrati e in base alla carta d’identità pure uccisi. Ci sono delinquenti di professione che hanno costituito le loro bande, fermano e uccidono.

Da un lato c’è la Russia e dall’altro lato chi c’è?
C’è l’Arabia Saudita, il Qatar, tutti i Paesi del Golfo, e la Turchia, Paesi che pagano. Poi c’è l’America e tutto l’Occidente tra cui l’Inghilterra, la Francia, che sta cercando di riacquistare un ruolo da protagonista ma sta facendo solo danni, che forniscono armi, strumenti, attrezzature, tecnologie. Tutti abbiamo l’obbligo, il dovere di difendere la laicità della Siria, la tolleranza della Siria. In Siria il 40% della popolazione sono minoranze: Sunniti, Sciiti, Alawiti, Drusi, Cristiani Ortodossi, Cristiani di rito Orientale e Occidentale e si trovano ben quattro etnie diverse: arabi, curdi, armeni e drusi. Convivono insieme 19 confessioni religiose, questo era un modello che andava salvato e salvaguardato. Non è possibile giustificare quanto sta accadendo solo perché non fa comodo avere Assad, perché bisogna dare vita al grande Medio Oriente. Una donna in minigonna fino a qualche tempo fa poteva andare alle 3 di notte in una qualunque via di Damasco da sola e non le sarebbe successo niente. Nel giro di 18 mesi siamo arrivati che nessuno può uscire da casa.

Lei ha contatti con persone che si trovano in Siria?
Ho contatti continuamente e la gente è terrorizzata, impaurita, la gente non capisce perché questo odio contro il popolo siriano, la gente non riesce a comprenderlo. Addirittura noi che difendiamo le minoranze, in Siria abbiamo abbandonato anche i cristiani. Bisogna ricordare a tutti che il cristianesimo è nato in Siria seicento anni prima dell’Islam. La Siria non è un paese qualsiasi, ha una storia alle spalle. Ha dato alla Chiesa cattolica quattro Papi, ha dato imperatori all’Impero Romano. Io dico che quanto sta accadendo non è comprensibile. Dove sta la primavera di cui parlano tutti? Questo è un “inverno gelido”, non una “primavera”. Dove sta in Libia, in Egitto? La primavera consiste nel consegnare la sponda Sud del Mediterraneo all’Islam politico e in alcune occasioni integralista? Significa che non abbiamo capito nulla. Io ho dedicato la vita per il dialogo nel bacino del Mediterraneo, per creare non una frontiera, ma un ponte di dialogo e invece stiamo lavorando per consegnare, malgrado la volontà popolare, la Siria alle monarchie assolute. In Arabia Saudita una donna non può uscire di casa da sola, deve essere accompagnata da un uomo, non può guidare la macchina, non c’è un Parlamento, non si vota nemmeno per un condominio. Nel Qatar la stessa cosa. Possono essere protagonisti di una “primavera democratica” questi Paesi che sono monarchie assolute? A chi vogliono farlo credere.

Tempo fa è stato detto che l’Emiro del Qatar vuole diventare il leader di un grande movimento islamico del Medio Oriente….
Appunto e noi dobbiamo aspettare un po’ di tempo per vedere cosa succederà. Adesso c’è questo baratto, ma poi vedrete cosa succederà. Certo che la Siria deve essere cambiata, tutto quello che vogliamo, ma non è questa la strada, non si può perseguire la strada libanese dove uno uccide l’altro, dove si uccide il vicino di casa con il quale prima erano stati condivisi momenti belli. Non capisco nemmeno questo silenzio che è stato imposto, non si dice cosa sta accadendo in Siria, questa Europa che non vale più niente, è un’Europa che ha dimenticato il suo passato, lo sta barattando.

Assad è stato sempre descritto come una persona diversa dal padre, molto più aperto. Qual è il suo commento?
Ma a chi vogliono far credere che questo ragazzo sia un dittatore. La Siria è un paese che ha una Costituzione e un Parlamento da almeno 60 anni. Assad è uno che accompagna i figli a scuola, ha studiato all’estero, è un oculista, e in fondo non voleva neanche fare questo mestiere, si è trovato al posto del padre probabilmente a causa della morte del fratello. Veramente è incredibile quello che avviene e come sta accadendo, tutto quello che sta accadendo in Siria è stato progettato e scritto anni fa dai neoconservatori americani e adesso Obama lo sta mettendo in atto, credevamo che lui era diverso e invece non lo è per niente. Se è vero che l’obiettivo sono le riforme, ci sarà un modo per far sedere tutti attorno a un tavolo e discutere del futuro della Siria. E’ necessario mettere le bombe? Le infrastrutture in Siria sono state demolite, stanno riducendo il Paese all’età della pietra. Le ferrovie non esistono più, tutti i ponti ferroviari sono stati fatti saltare. Le centrali elettriche sono state distrutte e metà paese è stato ridotto al buio. Distrutti anche gli oleodotti, c’è una carenza di gas e le famiglie non possono cucinare e in inverno non potranno riscaldarsi. Ma perché tutto questo? A cosa serve, se non a distruggere un paese.

Cosa dobbiamo aspettarci?
Il problema non è Assad. Se per un motivo qualsiasi Assad venisse messo fuori, la Siria si divide, gli alawiti e i cristiani della costa vanno per conto loro, i drusi della zona confinante con la Giordania se ne vanno da soli, i curdi andranno da soli. Sarà guerra civile vera. Noi oggi dobbiamo sperare nel buon senso di qualcuno, che è l’Occidente da una parte e la Russia dall’altra, che rinuncino ai loro progetti e lascino stare il popolo siriano a discutere del suo futuro. Solo con il dialogo e non con le armi si può risolvere tutto. La Russia vuole la sua base a Tartus, vuole ostacolare questo grande Medio Oriente perché nella parte sud della Russia ritorna la cintura di ferro e la Russia non accetterà mai questo. Già non digerisce la stazioni radar in Turchia e in Polonia. Sapendo tutto questo perché devono portarci verso una guerra. E’ una pazzia quello che sta avvenendo. L’unica cosa che possiamo fare è di costringere il regime e gli oppositori, che sono tanti e a cui è difficile dare una identità, a ragionare del futuro della Siria. La Siria è un paese di tolleranza e noi non possiamo buttarlo nella guerra civile come si sta facendo.
Sul sito Siriatruth che è un sito dell’opposizione, un’opposizione diversa dalle altre, laica, c’è scritto che chi ha messo la bomba nel quartier generale della Sicurezza Nazionale siriana è il segretario del presidente Assad, che non ha niente a che fare con l’opposizione ma è un uomo dei servizi segreti americani. E dopo l’attentato si è rifugiato nella casa dell’ambasciatore americano a Damasco. Questa è una notizia che arriva dall’opposizione. Ma è possibile che se uno Stato o un governo non ci piace noi lo buttiamo giù, ma non democraticamente. Se tutti fossero stati sinceri allora dovevano far votare il popolo siriano, sotto controllo internazionale, e si vedeva cosa voleva questo popolo. Se il popolo non votava per Assad, allora lo si mandava via. Nessuno ha scritto la notizia che Assad ha anche cambiato l’articolo 8 della costituzione così come gli era stato chiesto, nessuno ha detto niente. Ultimamente in Siria sono nati 20 partiti nuovi anche di opposizione ma nessuno lo dice, perché l’obiettivo sono gli equilibri internazionali e la Siria fa parte di questo scacchiere, in nome di una “primavera” che non c’è stata.

Cosa pensa del Piano di pace di Kofi Annan?

Si è capito subito che questo Piano non poteva avere un seguito, perché quando la Lega Araba, e sappiamo chi è oggi la Lega Araba, ha mandato i suoi osservatori questi hanno scritto qualcosa di diverso rispetto a quello che avrebbero voluto leggere questi monarchi arabi e cosa è successo: gli osservatori sono stati mandati a casa. Kofi Annan è più tosto e si sta muovendo meglio, in quanto sta coinvolgendo la Russia in modo più forte, certamente non è detto che ci riuscirà ma prima di mettere da parte il Piano passerà un po’ di tempo.

Pensa che ci sarà un intervento militare?
Questo lo vogliono fare già da molto tempo, l’unica cosa che lo impedisce è la forza missilistica siriana, in quanto la Siria si prepara da sempre, e questo è un altro male, ad un’altra guerra con Israele. Di conseguenza la Siria ha un esercito organizzato, è un Paese che non si può paragonare alla Libia. Inoltre la preoccupazione dei Paesi occidentali è quella di giustificare con l’opinione pubblica l’invio dei soldati in Siria. L’opinione pubblica non sopporta i troppi morti come è successo in Iraq, allora solo per questa paura stanno cercando di indebolire l’esercito siriano e poi fanno l’attacco. Non hanno fatto l’attacco tempo fa perché in Siria c’è un esercito organizzato e certamente sanno che ci vuole del tempo per indebolire e rendere meno reattivo l’esercito siriano. In Iraq i Paesi occidentali hanno fatto una guerra in base ad una bugia e chi ha mai chiesto conto su tutto questo, sono morti un milione di iracheni e nessuno si è preoccupato, tanto sono iracheni e possono morire. In Libia sono morte 40 mila persone e nessuno ha detto niente.

Cosa dovrebbe fare il governo italiano?
Il governo italiano non è in grado di fare nulla, ogni tanto gli dicono di fare qualche dichiarazione perché in tutta questa vicenda c’è il gioco delle parti.

Qual è la sua speranza?
Spero che il popolo, non il governo, italiano non rimanga inerme di fronte a tutto questo, ma pretenda di conoscere la verità e di sentire tutte e due le campane e non una sola, di far passare notizie per potersi formare un’opinione. Per farsi un’opinione bisogna leggere tutto e non solo una parte. L’attentato a Damasco è stato riportato come un atto eroico e mi sta bene che lo dicono, però devono dire anche il resto, non solo una parte. Abbiamo il diritto come popolo italiano di formarci un’opinione, l’informazione non può essere a senso unico. E’ impossibile che la televisiva siriana in arabo “Addounia”, laica, viene oscurata in Europa, parlo di una Tv libera, e invece trasmettono decine e decine di stazioni televisive salafite, che notte e giorno incitano alla morte, all’assassinio. E’ possibile questo in una Europa che ha conosciuto l’Illuminismo? Eppure avviene, avviene nel XXI secolo. Il colonialismo del XIX e XX secolo era molto moderato, più dolce, rispetto a quanto sta accadendo oggi.

Fonte: http://www.notiziarionline.com/2012/07/20/vi-racconto-cosa-sta-accadendo-in-siria-e-perche-in-italia-non-viene-detta-la-verita-a-colloquio-con-mimmo-srour-siriano/

Libia di Gheddafi : Prima economia africana, il successo della rivoluzione verde e del socialismo arabo

Come è stata la Libia sotto il dominio di Gheddafi? Quanto male ha fatto alla gente? Erano oppressi come è comunemente accettato? Guardiamo i fatti per un attimo.

Tasso di carcerazione inferiore a quello della Repubblica Ceca.(61° posto mondiale).

Tasso mortalità infantile più basso di tutta l’Africa.

Percentuale di persone che vivenvano sotto la soglia della povertà minore dei Paesi Bassi

Gestione statale dei pozzzi di petrolio, vero punto di forza dell’economia libica

Meno del 5% della popolazione era denutrita.

Totale esenzione delle tasse sui prodotti alimentari.

Prodotto interno lordo (PIL) più alto, a parità di potere d’acquisto (PPP), pro capite di tutta l’Africa.

Elettricità domestica gratuita per tutti

Acqua domestica gratuita per tutti

Il prezzo della benzina è di 0,08 euro al litro

Il costo della vita in Libia è molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costa solo 0,11 euro. Se volessimo comprare 40 mezze baguette si avrebbe un risparmio di 11,60 euro.

Le banche libiche accordano prestiti senza interessi

I cittadini non hanno tasse da pagaren e l’IVA non esiste.

Lo stato ha investito molto per creare nuovi posti di lavoro

La Libia non ha debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere

Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) è al prezzo di costo

Per ogni studente che vuole andare a studiare all’estero, il governo attribuisce una borsa di 1 627,11 Euro al mese.

Tutti gli studenti diplomati ricevono lo stipendio medio della professione scelta se non riescono a trovare lavoro

Quando una coppia si sposa, lo Stato paga il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)

Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceve un aiuto di 300 euro al mese

Esistono dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendono a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia

Tutti i pensionati ricevono un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.

Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato fornisce una vettura e una casa a titolo gratuito. Dopo qualche tempo questi beni diventano di proprietà dell’impiegato.

Nel servizio pubblico, anche se la persona si assenta uno o due giorni, non vi è alcuna riduzione di stipendio e non è richiesto alcun certificato medico

Tutti i cittadini della libia che non hanno una casa, possono iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribirà una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.

Tutti i cittadini libici che vogliono fare dei lavori nella propria casa possono iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori saranno effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.

L’eguaglianza tra uomo e donna è un punto cardine per la Libia, le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.

Ogni cittadino o cittadina della Libia si puo’ investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riunisce una volta all’anno)

Fonti:
The World Cheers as the CIA Plunges Libya Into Chaos