Critica ad Alessandro Barbero


Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, si occupa soprattutto di storia medioevale, insegna all’università di Torino, è diventato famoso per le conferenze presenti sui social molto seguite per la sua capacità divulgativa.

È apprezzato a sinistra perché si è opposto all’equiparazione tra comunismo e nazismo tentata dalle forze più reazionarie d’Europa. E’ piacevole ascoltarlo e presenta le cose con questa angolazione di sinistra, e ciò lo rende abbastanza popolare. Ha un modo di porsi che intende “parlare al cuore” delle masse popolari, usare la loro lingua e modi di pensare tra loro diffusi, con lo scopo di elevarne il livello culturale.

A guardare la cosa in modo ampio, Alessandro Barbero è in linea con altri divulgatori che lo hanno preceduto ma differenti da lui sul piano intellettuale e morale, perché hanno scritto alla luce di un movimento comunista ancora assai forte e che illuminava per ogni dove e chiunque intendesse dedicarsi a “fare scuola alle masse popolari” e arricchire il loro patrimonio culturale di conoscenze fino a ieri loro negate o di concezioni annunzianti un’epoca nuova, da tutti attesa, dopo i disastri della guerra, la Seconda Guerra Mondiale.

Parlo dei tempi in cui l’URSS era uscita vittoriosa dalla guerra e sopravanzava gli USA nell’esplorazione dello spazio, e del maestro Alberto Manzi (Roma, 1924 – Pitigliano, 1997) che quando fu introdotta nelle case la televisione insegnava a scrivere facendo disegni a carboncino, o del poeta Gianni Rodari (Omegna, 1920 – Roma, 1980) maestro nel fare versi semplici e comprensibili da tutti a partire dai bambini. La spinta che animò questi due personaggi e molti altri nell’epoca, negli anni Sessanta dello scorso secolo, si esaurì negli anni Settanta e rinasce anche più potente oggi, ma nel nuovo movimento comunista e nei partiti che ne sono avanguardia, non nell’ambito in cui opera Alessandro Barbero.

L’ambito di Barbero è quello della scuola borghese, e dell’università che vuole essere la sua forma più alta. Nell’università borghese il movimento comunista reale non ha alcuno spazio. Hanno spazio soggetti che si dicono comunisti e non lo sono e sono tenuti lì per confondere le idee alle masse popolari, per fare loro credere che il comunismo è quello di cui parlano questi professori e quindi farle deviare dalla conoscenza scientifica della materia e far sì che perdano tempo prezioso. In particolare, professori che si dichiarano comunisti o di sinistra si dichiarano convinti antistalinisti, cosa che anche Barbero e propone una visione storica distorta paragonando e definendo la Germania di Hitler e l’URSS di Stalin e due peggiori dittatura che l’Europa ha conosciuto.

L’impossibile paragone tra URSS e Germania nazista

In molti video di Barbero vediamo spesso ribadito lo stesso concetto per descrivere la categoria totalitarismo, “Totalitarismo indica per noi storici le due peggiori dittatura che l’Europa ha conosciuto nel XX secolo, la Germania di Hiler e l’URSS di Stalin”(cit. Alessandro Barbero, I totalitarismi nel XX secolo – Chiara Saraceno, Storia della famiglia)

Conosciamo il numero esatto delle vittime delle cosiddette repressioni di Stalin, con tutte le dinamiche già smontate dai ricercatori, mese dopo mese. L’NKVD documentò tutto ciò che fece per uso interno, e tutti gli archivi sono stati studiati approfonditamente dalla fine degli anni ’80 e negli anni ’90 (da quando furono aperti a storici e statistici negli anni della Perestrojka), in particolare la ricerca internazionale del gruppo guidato da Zemskov.

Quindi, sappiamo che la popolazione del GULag raggiunse il massimo storico nel dopoguerra, nel 1950 (2.561.351 persone). La percentuale di “politicamente repressi” sul totale di detenuti raggiunse il massimo del 59% nel 1945-1946 (molti furono accusati di collaborazionismo nazista, spesso giustamente, dopo che i territori occupati furono liberati).

A proposito, molti non sembrano rendersene conto oggi, ma i GULag erano campi di lavoro correttivi, dove i detenuti lavoravano (a volte venivano persino pagati), col risultato del lavoro utilizzato da governo/società. Anche se, nella maggior parte dei casi, le condizioni di lavoro erano difficili, i GULaq non erano “campi di concentramento” come sostenuto da Barbero, e qualsiasi paragone coi campi di concentramento nazisti dovrebbero essere viste come nient’altro che sciocchezze.

Su coloro condannati a morte per azioni “controrivoluzionarie” (spesso crimini gravi contro lo stato, ad esempio rapine a mano armata durante o subito dopo la guerra civile, appropriazione indebita di fondi su larga scala, e così via), tra il 1921 e il 1953 circa 800mila furono condannati a morte, oltre ai circa 600mila morti in carcere/GULag per malattie e condizioni difficili.

Pertanto, il numero totale di persone morte per la repressione politica durante il dominio di Stalin fu di circa 1,4 milioni (in quasi 33 anni). Ovviamente, ci fu chi morì durante la guerra civile tra la fine degli anni ’10 e gli anni ’20, così come le vittime delle carestie nei primi anni ’30 (e, no, tali carestie non furono progettate), ma attribuendole a Stalin (come Marxismo/Socialismo/Comunismo/ ecc.) sarebbero fallaci, poiché entrambe le parti nella guerra civile furono ugualmente brutali. Inoltre, le guerre civili e le carestie non sono esclusiva della storia della Russia sovietica (o addirittura della storia della Russia in generale). La popolazione sovietica aumentò di circa 50 milioni durante l’era di Stalin, nonostante la Seconda guerra mondiale…

Quindi, guardando i dati empirici e verificabili, si vede che 2,5 milioni di persone finirono nei GULag nei periodi peggiori.

Come nota a margine del confronto, c’erano 2.220.300 adulti nelle prigioni federali e statali degli Stati Uniti nel 2013, secondo le statistiche dell’Ufficio della giustizia degli Stati Uniti, e senza includere le persone in libertà vigilata e condizionale. Diversamente dall’Unione Sovietica di Stalin, negli Stati Uniti moderni non c’è stata alcuna rivoluzione o cambiamento di regime, guerra civile o invasione in oltre 150 anni.

Come paragonare Stalin con Hitler? Bene, le stime generali danno una cifra di circa 6 milioni di ebrei (solo ebrei!) sterminati dai nazisti durante l’Olocausto. E questo senza contare i morti per l’aggressione militare nazista contro altri Stati.

L’Unione Sovietica, ad esempio, perse fino a 27 milioni di vite a causa dell’invasione nazista. Lo stalinismo non è affatto vicino all’hitlerismo/nazismo per cifre delle vittime.

C’è anche un punto cruciale che molti non capiscono della storia, sia deliberatamente che a causa del fatto che nessuno si è preso la briga di spiegarlo. Diversamente dall’Unione Sovietica di Stalin, il regime di Hitler sterminava milioni di persone per l’etnia.

Nell’Urss di Stalin non si uccideva per il gusto di farlo, repressioni ed esecuzioni di massa ebbero luogo durante e dopo ogni grande guerra civile nella storia dell’umanità, ma Hitler era a un livello completamente diverso di pura malvagità. Il genocidio era una funzione ideologica deliberata del nazismo. Guardate le opere di Himmler, le idee espresse da Goebbels, o persino il Mein Kampf di Hitler. Chi governò la Germania allora era piuttosto esplicite riguardo alle proprie idee che rese politica ufficiale attuando uno dei peggiori genocidi della storia moderna.

Di nuovo, chi morì sotto Stalin lo fu a causa della tragedia storica, come chi morì durante e dopo la Rivoluzione Francese, quando le autorità introdussero la ghigliottina per decapitare più velocemente, o durante le riforme agrarie in Inghilterra, o durante la Guerra civile americana. Ma chi morì sotto Hitler, morì durante l’Olocausto vittima del genocidio diretto e deliberato delle persone per l’appartenenza etnica.

Non vederne la differenza è una particolare tipo di disonestà intellettuale e sottosviluppo morale. Quindi, Stalin fu responsabile di più morti di Hitler? No, né la ricerca empirica né l’analisi inferenziale (ad esempio, esaminando i dati demografici e le loro dinamiche negli anni) supportano tale affermazione. E paragonare in modo causale le vittime dello “stalinismo” con quelle del nazismo è come paragonare un incidente stradale su una strada trafficata a un deliberato e freddo omicidio.

Gulag un altro punto di vista

STALIN 60MILIONI DI MORTI, LA PIU’ GRANDE CAZZATA DELLA STORIA

Il paragone tra Hitler e Stalin è propaganda atlantista

Lettera di un comunista a suo figlio: su Barbero, Dante e la cultura che serve alle masse popolari

1 Comments on “Critica ad Alessandro Barbero”

  1. Credo che il motivo dell’interesse per le lezioni di Barbero sia,più che il suo linguaggio,l’attenzione alla confutazione di falsi storici(anche se solo in alcuni ambiti) che risulta molto appetibile al pubblico in questo momento storico,in cui difatti la ricerca di spiegazioni diverse dal main stream su internet sono ricercatissime dalla massa senza badare dell’autorevolezza.
    Farei notare che l’attenzione di Barbero purtroppo funziona a macchia di leopardo,per sorridere di un esempio,in una puntata della trasmissione a.C.d.C sull’antica via della seta,il simbolo che appare sulla mappa a rappresentare Genova è quello del Genoa cricket and football club,rosso blu con grifone…immagino il documentarista BBC cercare su google Genoa symbols…ma chi ha comprato,chi ha deciso di trasmettere e Barbero che presenta dovrebbero prendersi la briga di guardare con un minimo di attenzione cosa propongono.
    Credo sia apprezzato il fatto che chiarisca alcuni errori delle terribili docufiction che presenta,materiale capace di concludersi con l’avvertenza(solo finale) che la realtà dei fatti è stata adattata alle necessità di racconto…
    Peccato come ripeto avvenga a macchia di leopardo,ma altrimenti non andrebbe in tv…

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