Unione Sovietica e omosessualità, quante bugie….

L’omosessualità in Unione Sovietica venne riconosciuta come reato nel 1934, durante il periodo staliniano. Naturalmente questo fatto è molto sfruttato dalla propaganda trotskysta e capitalista, che vuole mostrare Stalin come un omofobo. Certo non si può negare che nel marzo del 34 venne introdotto con l’articolo 121 del codice penale un reato che puniva gli omosessuali, ma ciò che non si racconta è il perché venne scritta tale legge e come realmente veniva gestita. 

Nel 1923, il dottor Grigorij Batkis, docente presso l’Istituto di Igiene Sociale dell’Università di Mosca, pubblicò un articolo intitolato “La rivoluzione sessuale in Russia” nel quale scriveva: “La legislazione sovietica non fa differenza tra l’omosessualità e il cosiddetto rapporto ‘naturale’. Tutte le forme di rapporto sono trattate come una questione personale. Il perseguimento penale viene attuato solo in casi di violenza, abuso o violazione degli interessi degli altri.” 

Nel 1934, il governo reintrodusse il reato di omosessualità maschile. La ragione? Genrikh Jagoda scrisse al governo sovietico che delle spie gay stavano “stabilendo una rete di saloni, ritrovi, gruppi e altre organizzazioni di pederasti, per trasformare poi gli omosessuali in spie antisovietiche” e il governo sovietico reagi alla minaccia attraverso articolo 121 del codice penale, che prevedeva una pena a cinque anni di reclusione.

I giovani venivano pagati “in nero” per prostituirsi con i turisti stranieri o venduti ad uomini anziani, si segnalarono molti casi di pedofilia o violenze verso i minori perpetrare da questi criminali. Vennero scoperti 10 di questi centri di corruzione, che ovviamente vennero subito fatti chiudere, ma il fenomeno stava diventando quasi incontrollabile.

L’articolo 121 nasce proprio per stroncare sul nascere questi centri di corruzione e infatti prevedeva pene molto severe. La legge venne votata ma modificata anche più volte su consiglio di Stalin. In verità, ognuno aveva il diritto di baciarsi con chiunque anche in pubblico, venivano però controllati ed indagati i ragazzi minorenni e punite eventuali violenze o atti osceni in luogo pubblico. 

Non è chiaro esattamente quante persone siano state imprigionate per omosessualità nell’era di Stalin. Come lo storico Dan Healey chiarisce nel suo libro “Homosexual Desire in Revolutionary Russia”, i dati degli archivi dell’Nkvd riguardanti gli anni tra il 1934 e il 1950 rimangono oscuri.  Il numero generale di sentenze per il reato di omosessualità nelle fonti che abbiamo, dal 1934 al 1993, è tra le 25.688 e le 26.076”,scrive Healey. 

Come si poteva essere accusati tramite l’articolo 121? Non era facile mettere un uomo in galera sulla base di questo articolo, doveva essere preso in flagranza di reato. Ad esempio a Mosca nel periodo di massima applicazione della legge si arrivò ad arrestare 50 omosessuali in un anno, tutti gli arrestati in realtà vennero riconosciuti come eversivi e condannati per attività controrivoluzionaria e non per il loro orientamento sessuale, i tribunali avevano indicazioni di valutare attentamente la motivazione dell’arresto ed evitare l’accusa se all’accusa di omosessualità non era accostata un’attività antirivoluzionaria

Vagliando l’epoca più recente secondo alcuni avvocati russi la maggior parte delle condanne è in effetti avvenuta in base all’articolo 121.2: l’80% dei casi vedendo il coinvolgimento di minori fino a 18 anni. In un’analisi di 130 condanne in base all’articolo 121, fra il 1985 e il 1992, è stato trovato che il 74% degli accusati sono stati condannati in base all’articolo 121.2, dei quali il 20% per stupro con uso della forza fisica, l’8% con uso di minacce, 52% per contatti sessuali con i minori e il 2% e il 18%, rispettivamente, per sfruttamento dello status dipendente o vulnerabile delle vittime.

FONTI:

Right Ear: Monologues of Queer People Who Lived in the USSR

Homosexual Desire in Revolutionary Russia, Dan Healey

John Lauritsen e David Thorstad pag. 340, IL MOVIMENTO PER I DIRITTI DEGLI OMOSESSUALI 1864-1935, Cambridge University Press, New York, 1974.

Eduard Kuznecov, LA MARATONA DI MORDOVIA,Edition Nine, Gerusalemme, 1979, cap V.

Andrej Amal’rik, MEMORIE DI UN DISSIDENTE, Edition Anne Arbour, London, 1982

Mogutin, L’OMOSESSUALITA’ NELLE PRIGIONI E NEI LAGER SOVIETICI, in “NOVOE VREMJA”, n. 35-36, 1993

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