Vi parlo di un uomo comune, vi parlo di Aleksej Grigor’evič Stachanov

Aleksej Grigor’evič Stachanov è un semplice minatore nato a Lugovaja, il 3 gennaio 1906. La sua era una famiglia di contadini di Lugovaya, vicino a Orel. Cresce facendo il bracciante nei campi, e occupandosi del bestiame. Silenzioso, schivo, ama osservare quello che avviene attorno a lui. Come studi, aveva fatto poco: una scuola agricola di base frequentata solo per tre inverni. Sapeva a malapena leggere e scrivere. Non vedeva, nel suo futuro, molto altro che non fosse lavorare nei campi.

Nel 1927 andò in miniera, a Kadievka nella regione del bacino del Donec/Donbass(oggi in Ucraina), a estrarre carbone nella miniera “Irmino-centrale”. Una delle eccellenze russe in fatto di estrazione. «Il Donbass è la regione senza la quale gli ideali di costruzione socialista resterebbero solo un esempio di buona volontà», disse Lenin.

Non immaginava, quando entrò in miniera, che il suo nome sarebbe diventato glorioso. Non poteva pensare che i bambini nelle scuole sovietiche lo avrebbero studiato sui libri di testo, e sarebbe entrato nelle lingue di tutto il mondo. Stakanov divenne per tutti il lavoratore socialista instancabile, simbolo di tutta la Russia sovietica, del riscatto di un popolo e di un’idea.

Iniziò come conducente dei carri di trasporto. Poi, dopo sei anni di osservazione, cominciò a martellare. La sua prestanza fisica (alto, muscoloso: il suo pugno era grande come la faccia) garantiva resistenza allo stress. Era un lavoratore come tanti altri: fumava poco, beveva poco, era schivo e non creava nessun problema. Anonimo, non sarebbe mai passato alla storia se, come si racconta, quando l’onda arrivò, non avesse avuto già in mente la sua idea i suoi principi. Un principio, quello dell’innovazione e del coraggio di rompere gli schemi in cui si vive.

Nel 1929, a Kartashov, partì l’iniziativa di ridurre il tempo di trasporto del carbone fuori dalla miniera da 8 a 4 ore. Ci riuscirono. Da Gorlovka, invece, prendeva piede il movimento Izotovskista, che si basava sul principio di trasmissione delle tecniche agli operai più capaci per dividere le responsabilità e i compiti. La gara era cominciata.

Il momento arrivò.  Nel 1935 Centrale-Irmino era rimasta indietro rispeto alla produzione delle altre miniere. Si pensò di chiedere consiglio agli operai, e uno per uno vennero consultati. Quando fu il turno di quell’operaio silenzioso, arrivò la soluzione. «Ci penso da tempo», avrebbe risposto. «Si dovrebbe suddividere il lavoro. Chi taglia via il carbone, dovrebbe fare solo quello. Dietro di lui, dovrebbero muoversi gli sbozzatori, e fare solo quello. E anche gli impalcatori». Lavoro organizzato. Il capo-miniera Petrov si fidò.

Il giorno della dimostrazione il 30 agosto 1935. Stachanov sapeva fare tutto, dall’estrazione alla sbozzatura, e per questo si muoveva a suo agio a capo di due aiutanti che aveva con sé, che si occupavano della costruzione dei puntelli. Li guidava e li assisteva mentre, lui, quasi a ritmo interrotto, continuava a estrarre, con il martello pneumatico, il carbone. Era bravo anche perché, si spiegherà, aveva fatto un corso per imparare a utilizzarlo.

Quella notte c’era anche Petrov, che pensava all’illuminazione («illuminava anche la mia anima», raccontò Stachanov sulla Pravda) al cavallo e qualche bottiglia di vodka. Il risultato fu incredibile: 102 tonnellate di carbone in cinque ore e 45 minuti. Quattordici volte la media. La comunicazione fu subito inviata al Comitato Centrale, e di lì a poco venne diffusa in tutta la Russia. L’impresa fu ripetuta a settembre, e il risultato migliorò ancora: 227 tonnellate. Ci volle poco: Stakanov divenne leggenda.

Il Partito decise di rendergli onore attraverso una serie di riconoscimenti: l’iscrizione nel registro d’onore dei migliori minatori della città; un premio in denaro di  220 rubli(circa due mensilità); un nuovo appartamento, con tanto di arredamento, cuscini;  tappeti, un pianoforte a coda; un voucher per una vacanza al mare con la moglie in Crimea; e, novità assoluta, un telefono; due abbonamenti (per lui e la moglie) per tutta la vita al circolo culturale e al cinema. E poi, titoli sui giornali e celebrità globale, fino ad arrivare alla copertina su Time.

Stakanov aveva avuto l’idea per cambiare le cose. In più, il coraggio di attuarla quando l’onda della storia arriva e non ti puoi tirare indietro. Un uomo qualunque mostrò al mondo come un semplice operaio riusci a cambiare per sempre il concetto di lavoro in un’economia socialista.

La sua vita cambia, dopo il record. Viene inviato, sotto la tutela di Stalin, a studiare all’Accademia Industriale, e cosi inziò la sua carriera fino ad arrivare a dirigere il ministero dell’Industria del Carbone e divenne deputato al Soviet supremo dell’Urss.

L’arrivo dell’infame Kruscev, nel 1953, segnò la fine del suo sogno e l’inzio di un incubo. Kruscev volle far piazza pulita dei simboli del precedente governo e nel 1957 allontana Stakanov da Mosca (con divieto di accesso) e lo “esilia” di nuovo nel Donbass, a Torez, dove diventa assistente dell’ingegnere capo nell’amministrazione. La famiglia non lo segue, e rimane solo. Comincia a bere, molto più di quando, da giovane, stava con i compagni minatori. Riceve un secondo riconoscimento, da Breznev, nel 1970, ma è troppo tardi. Morirà, il 5 novembre del 1977 ormai dimenticato dai più in una Russia ormai lontana dal socialismo che non rispecchia i sogni dei lavoratori, sogni dove un semplice minatore(un semplice ingranaggio) può diventare un mito da seguire e una leggenda che ancora oggi riempe di speranze i cuori di ogni lavoratore sfruttato dal capitalismo.

Dopo la sua morte, la città di Kadievka, dove aveva compiuto il record, verrà ribattezzata Stakanov, in una forma di riabilitazione postuma ipocrita e colpevole.

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