11 Settembre 1973: Una data che il regime dimentica di ricordare

Stamane il notiziario di regime ricorderà  l’11 settembre 2001. Non so se nelle edizioni successive verrà ricordato anche l’altro, di 11 settembre, quello che ai veri democratici, ai comunisti, preme di più ricordare: quello del 1973, quando fu rovesciato con un colpo di stato fascista, il legittimo governo di Salvador Allende.
Funziona così, per permettere alla “democrazia e alla libertà” di trionfare, occorre imporre il terrore a tutti i popoli, con colpi di stato, sabotaggi, embarghi, corruzione, assassinii, occupazioni, costruzioni di basi militari. Se questo non basta ancora ricorrono ai bombardamenti.

Salvador Allende fu tra i fondatori del Partito Socialista Cileno nel 1933. Nel 1970 alle elezioni presidenziali risultò primo col 36,3% dei voti, alla testa di Unidad Popular una coalizione di socialisti, comunisti, radicali, e cattolici di sinistra. Il ballottaggio col candidato di destra Jorge Alessandri si svolse al Congresso cileno, come prevede la Costituzione cilena, che confermò Allende Presidente.

Washington fu molto contrariata e la Cia (Central Intelligence Agency), i servizi segreti statunitensi, si adoprarono contro un Presidente che ritenevano “marxista” e quindi nemico assoluto, e misero in atto una serie di iniziative sia di propaganda, demonizzando Allende e presentandolo come una specie di terrorista, sia finanziando e sollecitando i settori più reazionari e fascisti a rovesciare il presidente. Tuttavia non va sottovalutato lo scontro di classe interno al Cile. Questo si acutizzò quando il governo di Unidad Popular iniziò il programma di riforme che aveva promesso in campagna elettorale: la nazionalizzazione delle banche, la riforma agraria con espropri dei latifondi incolti, l’esproprio del capitale straniero nell’industria mineraria al grido di “riprendiamoci le nostre miniere”, il rame in particolare, largamente presente nel sottosuolo cileno, ma sempre rapinato da imprese nordamericane, Anaconda e Kennecott.

Gli Usa operarono sul piano economico facendo crollare il prezzo del rame, finanziano i sindacati dei camionisti che impedirono l’arrivo di cibo in alcune zone del paese, fecero schizzare l’inflazione alle stelle che falcidiò i salari e gli stipendi, ridussero il paese alla fame sollecitando allo stesso tempo le classi alte a manifestare e sabotare; infine sollecitarono i militari alla ribellione armata. Famosa la frase di Henry Kissinger; il quale sostenne senza vergogna: “Non vedo perché dobbiamo stare a guardare mentre un paese va verso il comunismo a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli“.

Tra il 1972 e il ’73 si succedono diversi tentativi di golpe. Nell’agosto del ’73 Augusto Pinochet Ugarte viene nominato Capo di Stato Maggiore da Allende che lo ritiene adatto a frenare gli spiriti golpisti dell’apparato militare, che aveva già sfiduciato il leale generale Prats. Nominò anche Leigh Guzman capo dell’aviazione, un altro abbietto golpista.

L’11 settembre 1973 le forze armate assediarono il palazzo presidenziale della Moneda, bombardandolo con aerei e circondandolo con i carri armati. Nell’assedio morì Salvador Allende (alcuni sostengono si sia suicidato prevedendo la tremenda fine che gli avrebbero riservato) dopo aver gridato attraverso Radio Magallanes le sue ultime parole: “Viva il Cile!, Viva il popolo!, Viva i lavoratori!”.

La giunta militare instaurò un regime dittatoriale tra i più feroci della storia che resterà al potere per 17 anni . Il Cile di Pinochet sarà uno dei principale alleati degli Stati Uniti al pari degli altri regimi dittatoriali e fascisti di quel periodo. Gli Usa: la tomba della democrazia!

Il Cile del “macellaio” Pinochet fu uno dei primi paesi al mondo a sperimentare la ricetta della “privatizzazione integrale” di tutti i servizi civili, peggiorando pesantemente la condizione di vita delle classi proletarie.

Ma anche alcuni leader europei elogeranno il fascista Pinochet come la britannica Tatcher che lo salutò come “eroe della libertà”, dopo le oltre 130.000 persone incarcerate e torturate, in prevalenza ragazze e ragazzi, gran parte dei quali assassinati sotto tortura, non meno di 50mila militanti del movimento operaio massacrati e centinaia di migliaia di esuli. 130.000 individui vennero arrestati nei successivi tre anni. Verranno azzerate e devastate tutte le costruzioni democratiche realizzate a fatica dalla società cilena in decenni e decenni.

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