La strage di Katyn una menzogna anticomunista

L’affermazione che le truppe sovietiche avrebbero assassinato tra i 14.800 e i 22.000 prigionieri di guerra polacchi in quella che viene chiamata “strage di Katyn” costituisce una delle più grandi falsità storiche del secolo XX. Solo adesso possiamo affermare con sicurezza che in effetti l’accusa mossa ai sovietici è falsa, è una menzogna anticomunista.

“Katyn” sta alla base dell’attuale nazionalismo reazionario polacco. Il governo capitalista della Polonia ha speso centinaia di milioni di dollari per costruire monumenti e memoriali, sponsorizzare libri, articoli, riviste e conferenze accademiche per indottrinare studenti e pubblico, in Polonia e all’estero, su questo “crimine dello stalinismo” In questo articolo leggerete delle recenti scoperte archeologiche in una località dell’Ucraina in cui i tedeschi compirono stragi di massa. Nell’ex Unione Sovietica i luoghi di questo tipo si contano letteralmente a migliaia.

Il sito presso Volodymyr-Volyns’kiy fu prescelto per gli scavi perchè gli storici polacchi e ucraini pensavano celasse le vittime di un massacro perpetrato dai sovietici. Gli anticomunisti sono sempre ghiotti di storie di atrocità sovietiche, che utilizzano per giustificare la collaborazione coi nazisti e i massacri compiuti nel corso della seconda guerra mondiale dai nazionalisti polacchi e ucraini, i quali “nazionalisti” sono sempre stati anticomunisti e antisemiti e, quando non aiutavano i tedeschi nelle loro stragi, ne compivano per conto proprio.

Possiamo senz’altro affermare che il sito di Volodymyr-Volyns’skiy non sarebbe mai stato riportato alla luce se le autorità polacche e ucraine avessero presagito che fosse un luogo di stragi di massa compiute dai tedeschi e dai nazionalisti ucraini. Se avessero avuto il minimo sospetto che le loro scoperte avrebbero smentito la loro beneamata storia della “strage di Katyn” avrebbero lasciato per sempre indisturbato quel luogo con le sue vittime.

Non è un’esagerazione! Interrogato riguardo alla relazione degli archeologi polacchi sugli scavi, l’archeologo ucraino Oleksei Zlatohorskyy si è espresso in questi termini:

Affermazioni incaute degli archeologi polacchi circa gli oggetti ritrovati sui resti riesumati nella campagna del castello di Kazimir Velikii a Vladimir-Volynskii potrebbero far sorgere dubbi sui crimini famosi del NKVD contro ufficiali polacchi.

Queste parole di Zlatohorskyy sono assai istruttive. Dimostrano la sua assenza di interesse per l’obiettività storica e la ricerca della verità e, al contrario, la sua volontà non di scoprire la verità, ma di nasconderla. Zlatohorskyy rimprovera ai colleghi polacchi di menzionare i soli “oggetti ritrovati” che abbiano un’incidenza su Katyn. I distintivi dei poliziotti polacchi Jósef Kuligowski e Ludwik Ma?owiejski sono di gran lunga i reperti più importanti emersi dagli scavi.

L’archeologa polacca aveva confinato la menzione del distintivo di Kuligowski in una nota a pie’ di pagina; non aveva fatto menzione alcuna del distintivo di Ma?owiejski e non aveva mai fatto il minimo accenno a Katyn. Eppure Zlatohorskyy si allarma per la minaccia che anche questa sola citazione comporta per la “versione ufficiale” della strage di Katyn. La relazione ucraina ignora del tutto il ritrovamento di ambedue i distintivi. Non ci potrebbe essere ammissione più chiara del fatto che gli archeologi ucraini sono pronti a nascondere la verità se questa smentisce le falsità anticomuniste.

E’ assai probabile che anche altri prigionieri polacchi, attualmente contati tra le “vittime di Katyn”, siano stati fucilati dai nazisti e dai loro alleati nazionalisti ucraini a Volodymyr-Volyns’kiy e siano sepolti in quelle fosse comuni ma, se anche ce ne sono altri, non ne sapremo mai nulla. Tuttavia il ritrovamento dei distintivi di Kuligowski e di Ma?owiejski è sufficiente per smentire la “versione ufficiale” di Katyn.

Non c’è stata nessuna “strage di Katyn”! E’ tutta un’invenzione! Si tratta di un mito – una menzogna nazista, ripresa dapprima dal governo polacco in esilio a Londra, che era ferocemente anticomunista (e antisemita), e poi, durante la guerra fredda, dai paesi capitalisti. Infine se ne appropriarono Mikhail Gorbachev e Boris Eltsin nel quadro della loro campagna per liquidare l’Unione Sovietica. Gorbachev e Eltsin si fecero sostenitori di molte menzogne sulla storia sovietica, come già aveva fatto Khrushchev. Il mio collega Vladimir L. Bobrov ed io ne abbiamo già smascherate parecchie nei nostri scritti e altre rivelazioni seguiranno.

Il regime polacco d’anteguerra era una dittatura razzista, antioperaia e anticomunista, ideologicamente assai simile alla Germania hitleriana. Durante la guerra le sue forze clandestine, l’”Esercito Nazionale” (AK, Armia Krajowa), combatterono i partigiani comunisti e massacrarono senza distinzione più che poterono gli ebrei, sia civili che partigiani antinazisti. La collaborazione dell’AK coi tedeschi è ben nota agli studiosi, anche se il pubblico polacco è tenuto largamente all’oscuro.

Le sole forze che combatterono per ogni sorta di liberazione furono i partigiani filosovietici, comprese le unità di partigiani ebrei, dell’”Esercito Popolare” (Armia Ludowa), e l’Esercito Polacco sotto il comando di Zygmunt Berling, ambedue formati dall’Unione Sovietica sotto Giuseppe Stalin.

Attualmente il campo degli studi polacchi è fatalmente compromesso dalla dedizione non alla verità, ma alla confezione di menzogne anticomuniste. Riguardo alla collaborazione dello ”Esercito Nazionale” polacco con la Germania nazista, lo storico anticomunista polacco Grzegorz Motyka ha scritto:

Historycy raczej go [kolaboracja] unikaja, bojac sie, aby wyniki ich badan nie przyczynily sie – jak to ujal Tomasz Szarota – “do pogorszenia obrazu wlasnego narodu w oczach obcych”. Inna obawe wyrazil Jaroslaw Hrycak: “nie mozna wychowywac mlodego pokolenia na opowiesciach o wspólpracy z wrogiem”.

Gli storici preferiscono ignorarla [la collaborazione], per tema che l’esito delle loro ricerche possa produrre – secondo l’espressione usata da Tomas Szarota – “il deterioramento dell’immagine che la nazione ha di sé e offre agli occhi degli stranieri.” Jaroslaw Hrytsak esprime un’altra preoccupazione: “non è possibile educare la giovane generazione con storie di collaborazione col nemico.”
(Motyka, “Kolaboracja na Kresach Wschodnich II Rzeczypospolitej 1941-1944”. Pamiec i Sprawedliwosc nr 12, 2008)

La verità è che i partigiani comunisti furono i soli a combattere i tedeschi con vigore e a loro i tedeschi non concessero mai lo statuto di “prigionieri di guerra” che veniva invece riconosciuto all’AK. Erano i soli che accoglievano gli ebrei nelle loro file dove potevano combattere con i loro nomi veri di ebrei senza nascondere la loro identità sotto nomi “ariani” per non essere ammazzati dai loro stessi commilitoni dell’AK come capitò a molti. E che punivano l’antisemitismo nei loro ranghi. E non collaborarono mai con i nazisti o con i nazionalisti fascisti ucraini che assassinarono a sangue freddo 100.000 civili polacchi.

Attualmente nel campo degli studi sovietici ed est europei non c’è posto per studiosi che vogliano semplicemente stare ai fatti e dire la verità. Certi argomenti sono tabu. Per esempio è sempre necessario

* Attaccare Giuseppe Stalin e affermare che egli si macchiò di “grandi crimini” – anche se dei pretesi “crimini di Stalin” non si trova traccia alcuna.

* Definire l’Unione Sovietica “totalitaria” e simile alla Germania nazista, mentre in realtà la Polonia, gli Stati baltici, l’Ungheria e la Romania erano stati fascisti o fascistoidi e gli Alleati occidentali sacrificarono a Hitler l’indifesa Cecoslovacchia per incoraggiarlo ad attaccare l’Unione Sovietica.

* Accreditare o per lo meno accettare passivamente l’idea che tutti i partigiani e terroristi anticomunisti dell’Europa orientale che collaborarono con i nazisti nelle stragi di massa fossero “combattenti per la libertà” e “patrioti” che lottavano per l’“indipendenza”.

* Esaltare il capitalismo e condannare invece la collettivizzazione dell’agricoltura e la nazionalizzazione delle ricchezze private.

All’epoca di Stalin i comunisti sovietici fecero molti errori. Questi errori però non erano frutto di menti criminali o di pazzi, erano errori di pionieri. I bolscevichi “si avventurarono arditamente là dove nessuno era ancora andato”. Furono i primi a fare una rivoluzione vittoriosa e a cercare di costruire una società socialista, poi comunista. Gli errori sono inevitabili in qualsiasi impresa umana e in effetti sono parte essenziale dell’apprendimento e perciò del progresso.

Da molti anni ormai, grazie alla pubblicazione di molti documenti di prima mano anteriormente inaccessibili degli archivi sovietici, insieme al mio collega Bobrov stiamo studiando i pretesi “crimini dello stalinismo”. Ebbene, dobbiamo ancora trovare una sola accusa che risponda a verità: finora tutte le accuse di crimini si sono rivelate false. Può darsi che un giorno ci si debba imbattere in qualche “crimine dello stalinismo” sostenuto da buone prove. Se ciò avvenisse non lo nasconderemmo certo, come esorta a fare l’archeologo ucraino Zlatohorskyy e come gli storici polacchi Szarota e Hrycak consigliano di fare agli storici “patriottici”.

Per molto tempo ho pensato che tra tutti i pretesi “crimini dello stalinismo” la “strage di Katyn” fosse veramente tale o quanto meno avrebbe potuto veramente esserlo. Adesso anche questo crimine si dimostra un’invenzione. Vi invito a leggere l’articolo che segue, pronto a recepire commenti e critiche.

Fonte: http://associazionestalin.it/katyn_furr.pdf

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